«Il Diesel è finito, De Palma (Fiom): lo Stato aiuti la riconversione FCA»

PARLA IL SEGRETARIO NAZIONALE. Michele De Palma anticipa ii temi da mettere all'ordine del giorno nell'incontro presso il MISE il 30 ottobre. In gioco, il futuro dello stabilimento di Pratola Serra e le fabbriche del Gruppo nel Mezzogiorno

Obiettivo reindustrializzazione. Questa la finalità tanto sostenuta dalla Fiom Nazionale per FCA e Industria Italiana Autobus. Il segretario Michele De Palma (FIOM CGIL nazionale) ci espone i punti chiave. Gli assunti da chiarire e portare all’attenzione dei tavoli che contano per mantenere a regime le due aziende irpine.

Appuntamento al Mise il 30 ottobre per la disamina dell’azienda auto. Le questioni che saranno poste sono diverse: capire come gestire il superamento della produzione motori diesel salvaguardando l’occupazione; come formare gli operai e dotare lo stabilimento di quanto necessario per produrre motori diversi.

La Fca di Pratola Serra

“La produzione diesel è in forte calo – dice De Palma – sappiamo che entro il 2021 dobbiamo abbandonare questa logica di produzione. E’ importante attuare una conversione sistemica e interna dello stabilimento per garantire la produzione ad un impatto ambientale ridotto o nullo”. Tradotto, significa ingranare la marcia dell’elettrico e dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità.

Il momento, storico, è delicato. Perchè nel passaggio, che avviene gradualmente, il motore diesel si spegne pian piano e se contestualmente non si attiva il comparto elettrico, si rischia che dalla nuova sfida si esce vinti anzichè vincitori.

“Proporremo una Commissione nazionale sull’automotive – prosegue De Palma – cioè per noi l’incontro al MISE non è un traguardo ma un inizio. La Commissione dovrà garantire e guidare proprio questa migrazione. Il team deve essere formato da rappresentanti del Governo, Sindacati, aziende ed esperti del settore. Penso agli studi sulla reindustrializzazione dell‘Università Cà Foscari di Venezia, al Politecnico di Torino, al Politecnico di Bari. L’apporto dell’Università è importante”.

Passo successivo, l’incontro con Fiat. “Vorremmo anche confrontarci direttamente con l’azienda. E’ importante. Speriamo di riuscirci”.

Diventa prioritario comprendere “che tipo di impatto avrà sul territorio tutto questo. Il mercato diesel scenderà sempre di più. E’ un dato di fatto così come è chiaro che siamo da tempo di fronte ad una deindustrializzazione. Un fatto obiettivo. Quindi adesso siamo chiamati ad innescare una controtendenza. Ripartire quindi ed è importante anche la formazione dei lavoratori”.

In questa logica in Europa, la Gran Bretagna sta chiedendo a voce alta un sostegno dello Stato per l’infrastruttura di ricarica (punti di fornitura energia elettrica), segno che nella partita, i britannici sono molto avanti.

La Norvegia invece detiene il primato europeo di auto elettriche con oltre centomila veicoli elettrici in un paese di soli cinque milioni di abitanti. Qui il boom della costruzione di colonnine è stato mosso soprattutto dall’iniziativa governativa che ha finanziato parte degli investimenti, da sponsor privati di alberghi, negozi, supermercati e Comuni che sono destinazioni preferite dei turisti. I norvegesi hanno iniziato a promuovere, sponsorizzare e sovvenzionare l’acquisto e l’uso di auto elettriche fin dagli anni Novanta.

In sostanza quel che si impone anche da noi è anche un cambio mentalità dei cittadini, del mercato e quindi del sistema industria. E’ evidente che il ruolo dello Stato è decisivo perchè si tratta di un cambiamento epocale.

A pagare lo scotto dell’arresto industriale irpino anche l’IIA di Valle Ufita. De Palma precisa, “lì CNH chiuse e con il privato coinvolto in passato si è avuta troppa discontinuità”. Una situazione a singhiozzo. “Oggi abbiamo l’interessamento di Ferrovie dello Stato, di Leonardo e di Invitalia. Siamo fiduciosi. Tuttavia guardiamo i fatti e anche qui occorrono investimenti sugli impianti“.


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