Ingresso alla sede nazionale del Partito Democratico al Nazareno

Con la candidatura alla Provincia del Sindaco di Solofra in Irpinia il Pd riparte dalla coalizione.

La designazione unitaria di Michele Vignola da parte del Pd e della coalizione formata con ‘L’Italia è Popolare’ e Psi, mette i Democratici in cammino verso la fase nuova del partito nel Mezzogiorno e nel Paese, in armonia con la linea espressa energicamente fin dallo scorso 30 settembre al Nazareno.

Ad Avellino Inizia idealmente oggi il percorso verso il rilancio politico e programmatico nel contesto di una coalizione di forze riformiste ed europeiste, che si pongono in alternativa alla compagine di governo nazionale nel suo insieme e, singolarmente, a Lega e Movimento Cinque Stelle.

Nei contenuti della nota congiunta con cui è stata ufficializzata la designazione di Michele Vignola alla guida della coalizione c’è già in nuce il progetto di uno schieramento che domani si offrirà al Paese quale soggetto antagonista del sovranismo.

«Il centrosinistra unito sui contenuti, sui modi e sui programmi per la nostra provincia ha deciso di mettere in campo una proposta forte, condivisa e unitaria capace di dare valore ai percorsi di sviluppo della nostra Irpinia», si legge nella nota firmata da Giuseppe di Gugliemo segretario Pd irpino; Giuseppe del Giudice segretario provinciale ‘Italia è Popolare’; Edmondo Marra Presidente provinciale PSI. Con Michele Vignola si è puntato su di un nome «che rappresenta un profilo di competenza riconosciuta ed esperienza». Dunque, non un punto di mediazione, ma l’individuazione di una figura su cui costruire nel rinnovamento la sfida per una nuova classe dirigente nelle istituzioni territoriali.

Avellino si pone in armonia con il quadro dinamico di cambiamento nazionale in corso intorno al Pd e all’area europeista oggi rappresentata in Parlamento all’Opposizione del Governo presieduto dal professor Giuseppe Conte, ma in sintonia con la maggioranza che a Napoli sostiene il Governatore Vincenzo De Luca, oggi più che mai in campo per un secondo mandato a Palazzo Santa Lucia nel 2020.

IL PD IRPINO GUARDA ALLE PRIMARIE DI INIZIO ANNO. L’evoluzione dello scenario politico rende evidente il cambiamento avvenuto nel Partito Democratico irpino. In provincia di Avellino da settimane è iniziata la scomposizione del quadro di alleanze interne ai Dem. Sembrano ormai superati gli equilibri congressuali tuttora vigenti in via Tagliamento, con l’intero partito diviso sulle due mozioni locali a sostegno del segretario provinciale in carica Giuseppe Di Guglielmo e del presidente dell’Alto Calore Servizi, Michelangelo Ciarcia (con la scia di contestazioni e carta bollata che ne sono seguiti). In questo quadro, Avellino è pronta per affrontare il congresso costituente di un partito destinato nel Paese a conoscere la sua nuova fase, dopo quelle della fondazione nel 2007, della responsabilità nazionale nel 2011, delle larghe intese nel 2013. Sabato a Roma il congresso del Partito Democratico (evento politico che nell’attuale contesto nazionale dominato dall’asse di governo gialloverde dirà se di qui ai prossimi mesi e anni nel Paese potrà nascere una forza di alternativa), comincia di fatto con la duegiorni Piazza Grande. Nicola Zingaretti apre sulla scena nazionale un nuovo corso che soprattutto sui territori si avverte iniziato.

Per Michele Vignola, contrapposto nella competizione elettorale ad un sindaco stimato e apprezzato come Domenico Biancardi lanciato dal Centrodestra, si tratta di dare forma alla sfida politica della sua parte politica anche in vista delle importanti scadenze che seguiranno in primavera con le elezioni europee e amministrative ad Avellino, Ariano e Montoro, ma anche in decine di altri Comuni. Su di lui grava la responsabilità di costruire la coalizione nuova, dopo la sconfitta subìta al ballottaggio nel Capoluogo dallo schieramento guidato dall’avvocato Nello Pizza.

Il manifesto di Piazza Grande

LO SCENARIO NAZIONALE. A Roma nel frattempo Nicola Zingaretti sta preparando scrupolosamente il suo assalto alla leadership di un partito al quale è rimasto poco più del simbolo rispetto alla tradizione iniziata con L’Ulivo di Romano Prodi, Gerardo Bianco e Walter Veltroni. Nel suo mirino ha messo Matteo Renzi, più che il rivale diretto Matteo Richetti che dall’area politica dell’ex premier proviene. Zingaretti si presenta all’elettorato dei Democratici, puntando a parlare ad una parte del Paese ben più larga di quella che oggi rientra sotto l’asticella del 18 per cento rimediato il 4 marzo alle elezioni politiche. Per farlo ha bisogno di tornare alla sera del 4 dicembre 2016, quando con una incomprensibile (nei contenuti) conferenza stampa Renzi riconobbe nell’opposizione unita sul referendum costituzionale il nuovo soggetto politico legittimato dal voto degli italiani. Zingaretti deve ripartire da quel passaggio di consegne, proponendo al Paese una prospettiva nuova, che sappia unire oltre gli steccati. È un po’ la sfida che nel 1995 Romano Prodi si ritrovò ad affrontare. Come allora contro la potenza mediatica televisiva del Cavaliere Silvio Berlusconi, qui Zingaretti deve affrontare un network digitale soverchiante, che ha dimostrato di saper essere capillare ed efficace, tempestivo e persuasivo. Contro questa insidiosa piattaforma della comunicazione informale il Governatore del Lazio ha la sola chance del ritorno sui territori.

Romano

Il Governatore del Lazio vorrebbe Matteo Renzi come avversario, per ottenere con maggiore evidenza il ruolo di successore di chi le due ultime primarie le ha vinte sistematicamente. Ma in attesa della Leopolda, quando tra poche settimane Renzi scioglierà la riserva sul proprio destino politico, la sua sfida è far breccia nei territori. Qui sta costruendo il suo vantaggio sugli avversari. I comitati territoriali, il dialogo con la base, la ricerca di una unità del partito sulle scelte, sono intesi dal Governatore del Lazio come il metodo su cui puntare per ottenere risultati.