Olio irpino 2018. Produzione in calo.
CIA, “Puntiamo sulla qualità”

Il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Avellino, Michele Masuccio, spiega il perchè della diminuzione della raccolta delle olive e le strategie da attuare per un buon posizionamento del prodotto irpino all'estero.

Irpinia – autunno caldo. Non tanto per le temperature, piuttosto ballerine, quanto per la flessione della raccolta delle olive. A darci lumi, il presidente della CIA Avellino, Michele Masuccio. Il riferimento locale della Confederazione Italiana Agricoltori, dichiara:

“Avremo una riduzione della quantità raccolta. La causa principale di tale diminuzione è legata alle gelate che ci sono state la scorsa primavera. La fioritura è arrivata in modo disomogeneo e poi paghiamo i danni della siccità dello scorso anno che non ha giovato alle piante”.

La flessione, “in alcune zone può sfiorare anche il 30% rispetto agli anni precedenti”, afferma Masuccio. Tuttavia il numero uno della CIA Avellino, rispetto anche a quel che accade sui mercati internazionali, guarda a quel che di buono c’è da queste parti. E lì spinge a fondo. “Le varietà ravece e oglialora notiamo che mantengono una buona produzione. Quindi – aggiunge – le tipologie che sono tipiche di questi territori non dovrebbero subire grossi scossoni. Ad ogni modo i produttori organizzati che sanno come gestire al meglio le criticità, riusciranno a presentare un buon prodotto”.

Michele Masuccio, presidente Confederazione Italiana Agricoltori Avellino

Il riferimento è anche all’attacco insetticida della mosca dell’olivo. In merito Masuccio chiarisce: “Si, è stato riscontrato l’attacco da parte di questo insetto ma non ci spaventa – prosegue – abbiamo indicato passo per passo come affrontare la situazione. Si tratta di uno scenario che dobbiamo imparare a gestire in modo abbastanza ordinario e con i trattamenti necessari. Possono essere biologici, integrati o chimici a secondo del tipo di coltura praticato. Ad ogni modo per chi non effettua alcun trattamento è opportuno iniziare la raccolta già dalla seconda metà di ottobre”

Il capo irpino della Confederazione anticipa un appuntamento sul tema che ci sarà ad Ariano Irpino il prossimo 13 ottobre, presso il Centro Fiere della Campania. Sguardo anche alle dinamiche europee ed extraeuropee, dove la Spagna è “diventata grossa produttrice però di un olio commerciale. Poi ci sono la Tunisia e il Marocco”.

La situazione potrebbe essere recepita in modo allarmistico, ma Masuccio punta tutto sulla biodiversità. Dichiara infatti, “per il Marocco o la Tunisia, la produzione spesso è intesa come una commodity (alla stregua del petrolio, ndr). Sicuramente i rapporti commerciali con questi Paesi vanno rivisti. Ad ogni modo noi dobbiamo puntare sul prodotto di qualità e sulla biodiversità. Abbiamo seicento varietà riconosciute. Il nostro è olio extravergine di oliva. Lavoriamo su questo e sulla comunicazione e presentazione del prodotto”.

La Confederazione Agricoltori che a livello nazionale conta circa novecento mila iscritti, “è una delle maggiori organizzazioni di categoria d’Europa che lavora per il miglioramento e la valorizzazione del settore primario e per la tutela delle condizioni dei suoi addetti”.

Rispetto alle ‘minacce’ e ai numeri aggressivi dei maggiori produttori del vecchio continente, Masuccio mostra nelle parole la serenità di chi è certo del valore intrinseco del suo prodotto. Aggiunge: “pensiamo anche a come coltiviamo, alla storia che c’è dietro una coltivazione, la cultura, il supporto scientifico. Anche i prezzi sono diversi perchè non realizziamo qualcosa di commerciale ma produciamo un olio di altissima qualità. E questa è la nostra leva. Le criticità si affrontano e si superano. Le colture vanno seguite intervenendo nel modo e nei tempi giusti”.