Valentino Meninno: “Necessaria svolta riformista a Grottaminarda”

Il dottore riferimento del Pd locale espone una analisi del partito e annuncia l'impegno per le amministrative 2019.

Valentino Meninno – riferimento Pd Grottaminarda

Valentino Meninno, pediatra e medico legale è riferimento del Pd di Grottaminarda. Attivo in politica da sempre, Meninno argomenta sullo scenario del partito a livello locale e nazionale nonché sulle prossime elezioni amministrative a Grottaminarda. Per il dottore, la priorità del partito è quella di mettere in connessione la vita reale delle persone con il progetto riformista. A livello locale, scenderà in campo con un suo gruppo in antitesi rispetto all’attuale maggioranza.

Dottore, qual è lo stato di “salute” del partito democratico a Grottaminarda?

“Il partito conta 121 iscritti e a livello comunale ha espresso in Antonella Meninno la prima eletta al Consiglio Comunale, attualmente all’opposizione. Abbiamo poi un altro consigliere, Michele Cappuccio che ha scelto di restare in maggioranza. La scelta di stare all’opposizione è condivisa dai nostri sostenitori ed è la linea del Circolo locale”.

A livello più ampio, fuori i confini comunali quindi, il Pd in cosa deve migliorarsi (talora ne avesse bisogno)?

“Dopo la debacle elettorale che ci ha coinvolto, il lavoro ordinario non basta più, serve aprire porte e finestre per capire, correggere e cambiare avendo chiaro il progetto, il quadro di riferimenti, ideali e politici, che si vuole portare nella società. Questa cornice ideale e comune, in particolare in un partito come il PD nel quale l’essere plurale è diventato un valore assoluto, si rende necessaria non solo per evitare fattori di disgregazione e smarrimento ma soprattutto per garantire il pieno svolgimento dell’azione riformista”.

Cioè in concreto cosa significa?

“Occorre definire una cornice identitaria e portarla nella sua azione quotidiana tra la gente in modo più visibile di quanto non sia riuscito a dimostrare fino adesso. Se guardiamo ai dati elettorali, quella della connessione diretta tra vita reale delle persone e progetto riformista appare la priorità da affrontare. Siamo in presenza, infatti, di un diffuso voto di protesta che viene dalla società, colpita da diseguaglianze, lontana dai servizi e privata di un futuro. Questo non lo ritroviamo solo nel voto del Sud ma anche in molte aree delle grandi città, delle zone rurali e disagiate in tutto il Nord e il Centro del Paese”.

Qual è la causa di questo gap tra organi di governo e cittadini?

“Guardi la solitudine di fronte al precipitare, a causa della crisi, della propria condizione materiale e la paura di fronte ai grandi e tumultuosi cambiamenti che impone la globalizzazione, sembrano essere, a mio avviso, alla fonte del distacco tra dirigenti e base elettorale”.

Quindi che fare?

“E’ necessario intanto un chiarimento sul progetto non solo per superare l’idea di un partito contenitore-elettorale di singole persone, d’individualità senza vincoli e visione comune, ma anche per ricostruire connessioni, ricucire fratture territoriali, sociali e culturali”.

Le classi dirigenti sono in grado, secondo Lei, di interpretare l’humus e i tempi che stiamo attraversando?

“Siamo ad un passaggio critico a livello internazionale e nella nostra vecchia Europa che esprime un bisogno di Politica, di buona Politica, in grado di dare risposte, anche di medio e lungo periodo. Questo, a mio giudizio, fa parte di quel bisogno che si pone alla base del sentimento di solitudine e paura che invade in particolar modo il mondo Occidentale. Una realtà che pone le forze e le culture riformiste di fronte a un bivio: subire le novità, rinunciando di fatto a condizionare i processi in atto, oppure dimostrare che le loro idee sanno proiettarsi oltre l’esaurirsi di una fase storica. Qui si pone il problema per la Sinistra italiana di essere in grado di interpretare i nuovi tempi che viviamo”.

Nel concreto quindi?

“C’è bisogno di una classe dirigente la cui qualità non può più consistere esclusivamente nel fatto di essere espressione di maggioranze o minoranze interne al PD, ma di essere in grado di dare risposte concrete a bisogni, necessità e speranze. In questa ricerca c’è bisogno di evitare il rischio di travolgere anche ciò che di buono è stato fatto per il Paese, per affrontare una crisi che non è solo economica e sociale ma anche di sistema. Gli errori in questi anni di governo, ci sono sicuramente stati, penso in particolare alla personalizzazione della battaglia sulla riforma costituzionale e trovo particolarmente semplicistico attribuire il risultato elettorale alla sola leadership”.

Lei che farebbe allora?

“Guardi dopo una sconfitta di questa portata più che tornare a dividersi sui nomi c’è bisogno di parlare di contenuti, di rafforzare la partecipazione e di attivare canali d’interlocuzioni e connessioni con la società. C’è bisogno di definire il Progetto condiviso e di un Segretario. Questa a me sembra l’unica via praticabile per elevare l’iniziativa politica e culturale mettendo anche mano a una più adeguata forma organizzata, affinché il PD riprenda coscienza delle sue ragioni nel nuovo secolo e possa tornare a esercitare pienamente la sua funzione per il futuro dell’Italia e per il bene dell’Europa”

Amministrative 2019: Lei pensa di scendere in campo? se si, quali idee e proposte per il paese?

“Alla città di Grottaminarda daremo la possibilità di cambiare con candidature a sindaco autorevoli, compresa la mia. Formeremo una squadra forte e qualificata perchè è ora di cambiare registro”.

Quali sono a Suo avviso le (eventuali) criticità della città di Grottaminarda e quali i suoi punti di forza?

“Grottaminarda soffre da troppo tempo l’assenza di una guida politica credibile, autorevole, spendibile sui piani provinciali, regionali, nazionali ed europei. È tempo di cambiare per sfruttare le enormi potenzialità di questo territorio, mortificate dal dilettantismo delle Amministrazioni degli ultimi vent’anni”.