Acone: “Le vie del vino sono nell’area vasta di Avellino. I sindaci facciano la loro parte”

L'ambasciatore della Città del Vino Teobaldo Acone striglia gli amministratori comunali della rete dell'area vasta di Avellino. "Il protocollo siglato col comune deve rendersi operativo e le cantine devono promuovere un brand di territorio non il vino"

“Il protocollo d’intesa siglato fra l’associazione Città del Vino e il Comune di Avellino inserito nell’area vasta è il filo rosso che può tenere insieme 42 comuni e le vie del vino”. Così Teobaldo Acone, ambasciatore dell’associazione dedicata alla valorizzazione della produzione vitivinicola irpina, pronto a sollecitare i comuni sulla possibilità di fare quadrato intorno all’eccellenza che esprime la provincia.

Un vigneto dell’Istituto De Sanctis di Avellino sulle colline dei Cappuccini

“Il protocollo è stato inserito strategicamente nell’area vasta, per fare sistema e far decollare il percorso delle ‘strade del vino’, che trascina con sè tutto il settore terziario e dei servizi, e può rappresentare un’occasione determinante per l’economia locale” continua. L’associazione intanto, ha già predisposto l’itinerario turistico di riferimento, suddividendoli nei tre areali dei Docg: l’itinerario del Greco, che comprende nove comuni, quello del Fiano con quattro comuni, e infine il Taurasi, con altrettanti quattro comuni. Per ogni comune elencato è possibile usufruire di una mappa interattiva, con i riferimenti storici e storiografici.

“Purtroppo questo progetto non viene considerato dalle cantine, nè dai comuni che in questo momento rappresentano il front office principale per il turismo legato all’enogastronomia” sottolinea Acone. “I sindaci in particolare devono darsi da fare per la promozione e trascinare le Pro Loco, la filiera delle cantine e poi i servizi, che sono i B&B e i ristoranti. Con grande dispiacere devo constatare che non c’è volontà di stare insieme perchè manca la cultura del territorio”.

Stando alla ‘denuncia’ di Acone, la città di Avellino registra una grave carenza culturale sul riconoscimento dei vini Docg, così come le iniziative di promozione all’estero da parte dei privati investono sul proprio marchio ma non propongono il territorio. “C’è ancora tanto da fare fuori dai confini nazionali, ma è necessario agganciare i marchi al territorio per promuovere il brand: diversamente non faremo mai il salto di qualità. Le istituzioni locali sono silenti e questo andamento non fa bene all’Irpinia”conclude.