Genius Loci alla Reggia di Caserta
negli appartamenti settecenteschi

Realizzare opere d’arte direttamente nei luoghi storici prescelti, attraverso l’originale tecnica della proliferazione naturale di muffe su juta, con interventi pittorici successivi.Venerdì 20 luglio si inaugura il progetto artistico del duo TTOZOI

Genius Loco alla Reggia Caserta. Location d’eccezione sono gli appartamenti storici del Settecento per un evento artistico attesissimo in Campania. Si inaugura venerdì 20 luglio alle ore 18.00 la prima mostra del progetto artistico Genius Loci. L’esposizione sarà presentata da Vincenzo Mazzarella, Responsabile degli eventi e della comunicazione della Reggia, Gianluca Marziani, curatore del progetto artistico ed il duo TTOZOI Stefano Forgione e Giuseppe Rossi.

IL PROGETTO. Come già anticipato nella conferenza stampa di presentazione nazionale svoltasi a Palazzo Massimo di Roma lo scorso 31 ottobre, GENIUS LOCI nasce dall’idea di realizzare opere d’arte direttamente nei luoghi storici prescelti, attraverso l’originale tecnica della proliferazione naturale di muffe su juta, con interventi pittorici successivi.
I luoghi prescelti per questo originale progetto artistico, unico nel suo genere, e sviluppato con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo MiBACT, sono stati due siti Unesco, simboli universali della cultura architettonica, artistica ed archeologica italiana: la REGGIA DI CASERTA (14 novembre 2017) con la sua NECROPOLI SANNITA databile al IV sec a.C., riportata alla luce nel 1990 nell’area sottostante il secondo cortile e l’ANFITEATRO DEL COMPLESSO ARCHEOLOGICO DI POMPEI (19 dicembre 2017) dove il duo ha avuto a disposizione gli ambulacri, sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 e successivamente riportati alla luce.

LE ECCELLENZE CULTURALI STORICHE PROTAGONISTE. Per Caserta e Pompei, gli artisti hanno creato delle opere in situ, implementando diverse installazioni costituite da teche sigillate, all’interno delle quali le tele hanno dimorato per circa 40 giorni, durante i quali il Tempo e la Natura fanno il resto. Questo perché, durante la gestazione, è la tela che cattura l’humus, l’anima del luogo, andando oltre il visibile e permettendo di trasferirvi la memoria del “contenitore” culturale mediante due fattori: il “condizionamento emotivo” e il “condizionamento ambientale”, in grado di evocare nella mente dell’osservatore la storia e le suggestioni dei luoghi prescelti. Il processo “naturalmente informale e concettuale” realizzato a quattro mani dal duo, prevede l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta, poi riposte in particolari teche che favoriscono la naturale proliferazione di muffe, con manifestazioni sempre diverse: nutrendosi della sola parte organica, le spore interagiscono con l’opera secondo uno schema ignoto ed apparentemente caotico. In realtà TTOZOI monitora costantemente la progressione del processo, fin quando decide di interromperlo, secondo una declinazione di “salvataggio dall’estetica in purezza”. Segue dunque la rifinitura e l’ultimazione delle tele, che, da questo momento, non subiscono ulteriori mutazioni naturali.

IL LABORATORIO ARTISTICO. In riferimento alla selezione di 20 opere “create” ed ora esposte a Caserta, scrive il curatore Gianluca Marziani: Cosa è accaduto durante la permanenza delle opere presso la Reggia? Come hanno agito le muffe naturali nei giorni di silenziosa sospensione dei telai lungo gli spazi sotterranei dell’edificio? Il risultato diventa la forma immaginata e misteriosa, viva e pulsante, forma inizialmente possibile ma mai realmente preventivabile. Perché il risultato di GENIUS LOCI appartiene alla biologia del luogo, alle variabili infinite di un environment, ai tempi di permanenza nel sito specifico. TTOZOI decidono, con metodo e disciplina, quando fermare il processo, optando per un istante di chiusura così come nella vita si sceglie un inizio che conduca al conseguente epilogo. Dal momento in cui le muffe sono bloccate, l’opera rende l’impronta materica un segno definitivo, una nuova superficie che metabolizza la metafora e la somiglianza mimetica. Le tele nate a Caserta attraversano le molteplici nature di un’immagine dal cuore informale: paesaggi nebulosi, montagne tra cieli che brillano, mari con variabili di infiniti blu, paesaggi notturni visti dal cielo, contrappunti luminosi che giocano tra micromondo cellulare e macromondo astronomico.

L’esposizione, fruibile gratuitamente fino al prossimo 20 agosto, seguirà i normali orari museali della Reggia. A conclusione dell’intero progetto è inoltre prevista la pubblicazione di un catalogo generale.
RINGRAZIAMENTI. I promotori ringraziano in particolare il Dott. Stefano Marzotto e Santa Margherita Wines (website), sponsor del progetto artistico GENIUS LOCI. Si ringraziano inoltre Antonello Ricciardi della Galleria Arterrima Contemporary di Caserta, organizzatrice della mostra, e Mac Management Solution, Calcestruzzi Irpini, Progress, De Matteis – Grano Armando (website), in qualità di partner tecnici.


TTOZOI | Biografia. Stefano Forgione (Avellino, 1969) e Giuseppe Rossi (Napoli, 1972) sono il duo artistico operante con lo pseudonimo TTOZOI dal 2010, anno della personale a Napoli presso Castel Dell’Ovo (a cura di Luca Beatrice). Stefano (Laurea in Architettura) e Giuseppe (Laurea in Economia) sono entrambi autodidatti. Fin dall’adolescenza sperimentano varie tecniche artistiche (carboncino, china, acquerello, acrilico, olio, spray, collage…) e si avvicinano alla Storia dell’Arte di matrice Informale, assecondando la loro vocazione estetica e concettuale. Nel dicembre 2006 sarà la comune passione per l’Informale a riavvicinare i due, dopo anni vissuti in varie città d’Italia. Al centro del loro confronto c’è la consapevolezza che “l’Arte sia sempre stata Contemporanea” e che “l’Artista non può operare prescindendo dal passato”: da qui l’elaborazione di un progetto – basato su “concetto” e “forma”, “tempo” e “materia” – che sta diventano portavoce di una piccola rivoluzione nel campo sperimentale della pittura. TTOZOI è artefice del cosiddetto “vuoto d’intervento”, una vera e propria attesa, successiva all’azione simultanea a quattro mani sulla tela.