In queste ore appare sempre più evidente lo stallo politico realizzato al Comune di Avellino dal voto. E ora l’Irpinia rischia la paralisi.

Il (non) confronto nel Capoluogo alimenta la confusione politica in Irpinia dopo il voto nei Comuni. L’esito della consultazione ha determinato anche sul territorio provinciale un chiaro arretramento dei partiti organizzati di tutte le aree, gli schieramenti e il tasso di organizzazione. Più o meno leggeri, movimenti civici, liste o forze strutturate, l’elettore irpino ha trattato tutti con distacco. Sbriciolati i rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, lo stesso Movimento Cinque Stelle nelle vesti di fulcro del governo nazionale ha incassato al primo turno un netto ridimensionamento, che in queste ore costa ai pentastellati il rischio di non riuscire ad insediare il sindaco eletto al ballottaggio senza maggioranza in Consiglio.

Ma se a Roma i grillini hanno da subito individuato nel partito risultato co-vincitore, la Lega, il naturale compagno di viaggio per formare una maggioranza parlamentare anti sistema (precedente), ad Avellino non sembrano intenzionati a farlo.

Nel Capoluogo il vincitore del ballottaggio certificato dai numeri ha un alter ego in Consiglio nelle liste di Centrosinistra unite dalla candidatura di Nello Pizza, capaci di raccogliere molti più voti sia del proprio che degli avversari candidati sindaci, Primo cittadino eletto compreso.

Stando all’esito del voto, il sindaco vincitore Vincenzo Ciampi e i suoi consiglieri dovrebbero proporre allo schieramento vincitore del Centrosinistra una convergenza istituzionale nell’interesse della città, che ha bisogno di recuperare tempestivamente una prospettiva di stabilità per fronteggiare le tante questioni urgenti presenti sul tappeto.

In attesa di capire come evolverà lo scenario, tuttavia, il Movimento Cinque Stelle sembra deciso a non seguire il protocollo politico, che impone al capo di una amministrazione di verificare i suoi numeri nella realtà delle articolazioni consiliari stabilite dal voto popolare.

Né peraltro guardano verso l’altro fronte, quelle liste che al primo turno erano state messe in minoranza dal corpo elettorale: l’arcipelago del centrodestra e i dissidenti del Centrosinistra. Eppure dalla stessa notte dello scrutinio hanno rivendicato il merito di aver contribuito a sconfiggere il candidato del Centrosinistra, Nello Pizza, abbracciando idealmente la svolta determinata dal successo grillino.

In contraddizione con la linea espressa dalla deputazione pentastellata, chiusa all’ipotesi di realizzare una alleanza organica in giunta, gli eletti provenienti dalle liste sconfitte il 10 giugno chiedono chiaramente di sedersi con pari dignità al tavolo della futura amministrazione cittadina, escludendo altre opzioni fantasiose.

Per ora nessuno sembra disponibile a fare ciò che Gianluca Festa fece nella primavera del 2013, per esempio, quando da candidato sindaco sconfitto decise di entrare nella maggioranza attraverso l’adesione al Partito Democratico, prima di fondare dall’interno una ala critica poi divenuta di opposizione intestina.

La possibilità di indicare una giunta monocolore dei Cinque Stelle, sostenuta sulla base di intese più o meno programmatiche in aula a prescindere dalla collocazione politica o di schieramento, trova freddezza proprio nei settori apparsi fin qui maggiormente disponibili e possibilisti a realizzare convergenze con il nuovo Primo cittadino, Vincenzo Ciampi.

Se l’M5s porterà avanti questa linea anche nelle sedi istituzionali, presentandosi in aula senza aver formato una maggioranza fondata sulla collaborazione politico e il coinvolgimento nella responsabilità amministrativa, l’esito del tentativo sarà deciso dalla volontà dei singoli.

L’INCERTEZZA PARALIZZA LE ISTITUZIONI LOCALI. Il test elettorale è stato significativo, ma ha complicato ancora di più la governabilità dei processi complessi in atto sul territorio, a cominciare dal riassetto dei servizi pubblici locali e dalla programmazione della spesa comunitaria per gli investimenti. Oltre 100mila elettori sono stati chiamati al voto domenica 10 giugno per rinnovare 21 amministrazioni comunali ed eleggere altrettanti nuovi sindaci. Accanto al Capoluogo, che ha vissuto la coda del ballottaggio, sono stati coinvolti nella consultazione popolare Aquilonia, Bagnoli Irpino, Cairano, Caposele, Casalbore, Conza della Campania, Forino, Gesualdo, Greci, Lapio, Lauro, Marzano di Nola, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Rocca San Felice, San Potito Ultra, Sant’Angelo dei Lombardi, Summonte, Torre Le Nocelle e Vallata.

Nel complesso i cittadini hanno votato in continuità con la tradizione, anche per l’assenza di proposte cosiddette anti-sistema, ma hanno isolato ancora di più Avellino. Il solito alto astensionismo del secondo turno ha favorito il voto di opposizione e i riposizionamenti in un Centrosinistra che ha disperso il suo 53 per cento raccolto due settimane prima, rendendo ancora più conflittuale il rapporto tra la città e il suo comprensorio di riferimento.


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Al netto della significativa presenza di liste civiche, Avellino come da tradizione si propone come il laboratorio per almeno una parte del futuro assetto politico nazionale. In attesa di conoscere le strategie di Forza Italia e dell’ex Premier Silvio Berlusconi, attorno al Pd e al suo candidato, Nello Pizza, si è già aggregato quel potenziale Fronte Repubblicano, dal Centrosinistra al mondo cattolico e moderato-riformista, che a Roma si evoca come la naturale prospettiva nel confronto con le forze anti-sistema cosiddette populiste. Complessivamente sono otto i candidati sindaci. Con Nello Pizza alla testa di sette liste, concorreranno per conquistare la fascia tricolore il penta stellato Vincenzo Ciampi, Sabino Morano per il Centrodestra, Luca Cipriano con la lista Mai Più, Costantino Preziosi per Fratelli d’Italia, Nadia Arace per Si Può, Massimo Passaro per Cittadini in Movimento e Giuliano Bello per Casapound Italia.