La Cgil chiede la Conferenza Asl ai sindaci sulla medicina territoriale. La gestione dell’emergenza ripropone il nodo ormai cronico della medicina territoriale, citata nei piani ospedalieri regionali dell’ultimo decennio, ma mai realizzata. Oltre a puntare il dito contro l’Asl di Avellino e le varie dirigenze che si sono succedute negli anni, il segretario generale della Cgil Avellino Franco Fiordellisi bacchetta i componenti della Conferenza dei Sindaci: “Si attende da due anni la costituzione della Conferenza, l’unico strumento politico utile a definire un percorso con l’Asl e l’azienda ospedaliera”. Una posizione che arriva alcuni giorni dopo la richiesta avanzata dal sindaco di Solofra Michele Vignola che il 20 ottobre scorso ha scritto alla direzione generale dell’Asl. Il dibattito sulle Uccp prima, sulle case della salute poi, passando per il potenziamento dei distretti sanitari, che per Fiordellisi non ha mai trovato riscontro concreto sul piano dell’indirizzo politico provinciale. Oggi la provincia di Avellino si trova a gestire la seconda ondata dell’emergenza pandemica con un numero di medici e operatori assai ridotto rispetto al fabbisogno, con lavori di riqualificazione e adeguamento dei presidi appena completati, e con un esercito assai modesto di medici di base, pure con una certa anzianità di servizio. “Se a questo si aggiunge l’apertura ai giovani medici di contratti di collaborazione con partita Iva a 13 euro all’ora, allora la situazione diventa davvero drammatica” tuona Fiordellisi.

Franco Fiordellisi, segretario della Cgil di Avellino

“Il Piano ospedaliero del 2018 assegna alla provincia di Avellino 1494 posti letto, di cui 976 al pubblico fra Asl e Azienda Ospedaliera, e 500 posti letto ai privati convenzionati. Su base regionale possiamo sostenere che ai convenzionati e privati è stato assegnato l’80% dell’offerta sanitaria regionale: un dato vicino soltanto a quello della Lombardia e che ereditiamo da ben 10 anni di commissariamento” spiega il segretario. “Se il trend del contagio continuerà a salire è ovvio che il Governatore dovrà fare riferimento agli operatori privati, ma chiedendo le garanzie giuste. Ci stiamo ponendo la questione del controllo sia dal punto di vista dei lavoratori che dell’offerta sanitaria stessa”.

Il segretario generale della Cgil ribatte sulla necessità di adottare un piano strategico che rafforzi la medicina territoriale. “Una urgenza già conclamata durante la prima ondata pandemica di marzo, risolta con l’attivazione delle Unità mobili di continuità assistenziale, disposte sul territorio per supportare i malati di Covid in isolamento domiciliare, che però non hanno trovato spazio in un indirizzo politico organico dell’Azienda Sanitaria Locale. “Si era detto di potenziare i distretti sanitari, e di mettere i medici di base in condizione di lavorare in sicurezza, ma oggi con la seconda ondata di una nuova emergenza sanitaria ci troviamo di fronte a medici che sono avanti con gli anni e che continuano a lavorare a mani nude. Rileviamo troppe storture che andavano recuperate prima” denuncia. “Basta pensare al numero di Unità mobili che erano state annunciate: si è parlato di 9 unità previste a supporto degli ospedali e del Dipartimento di Epidemiologia, ma ne sono state attivate tre sul territorio provinciale”.

Altro nodo su cui si pronuncia Fioredellisi riguarda i contratti di lavoro proposti dalle Asl e Regione Campania, ovvero con partita Iva a 13 euro l’ora, e con la clausola dell’assicurazione privata a carico dell’operatore, in quanto non avente diritto alla malattia professionale. “E’ esplosa l’attività precaria che ruota intorno all’emergenza, e che determina la difficoltà a reperire medici e altri operatori”. A questo la Cgil aggiunge la “grave difficoltà a reperire i medici di base, come già accaduto a Monteverde, a Bisaccia, ad Andretta e a Lacedonia, e constatiamo che la questione non ha suscitato una levata di scudi da parte della Conferenza dei Sindaci, nè sappiamo come la Asl intenderà procedere nei prossimi mesi. La gestione dell’emergenza dovrà avere la priorità, ma l’organismo con cui i sindaci possono incidere nella programmazione è necessario e urgente. I Comuni di Montella e Lioni hanno allestito due tensostrutture per fornire servizi speculari- pubblico e privato- alla popolazione, e questo significa che la medicina territoriale attende una concertazione dal basso degli amministratori locali” conclude.


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