Cairano, piantata la radice dell’Aglianico bianco. Torneranno i vigneti

LA MISSIONE: RIPOPOLARE UN BORGO UN TEMPO FIORENTE. Ha preso avvio una scommessa storica per un luogo che nell'Ottocento rappresentava una capitale del vino irpino nel Mezzogiorno d'Italia. L'Ateneo dei Vini Erranti, e degli ideatori Pasquale Persico e Fulvio Alifano hanno posato la radice da cui dovrebbe svilupparsi un vigneto a perdita d'occhio nell'Alto Ofanto

In umido pomeriggio domenicale a Cairano è stata piantata la radice dell’Aglianico bianco, una scommessa storica per il borgo che nell’Ottocento rappresentava una capitale del vino irpino nel Mezzogiorno d’Italia. L’Ateneo dei Vini Erranti, e degli ideatori Pasquale Persico e Fulvio Alifano hanno piantato la vigna madre di Aglianico bianco in Piazza Teatro, «per consentire di crescere insieme al paese e al teatro di Franco Dragone, e di espandersi per costruire relazioni e unioni con i territori della dorsale Appenninica» come ha anticipato il Professor Persico, ordinario di Economia Politica e Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno. «L’aglianico bianco è una varietà conosciuta ma non coltivata: non esiste un vitigno di aglianico bianco, e siamo abituati al fatto che questa varietà sia soltanto nera» spiega il professore. «Ma abbiamo scoperto una classificazione ‘bianca’, tale da consentire al Sud Italia di impossessarsi di un vino già noto e di aggiungerlo alla rosa dei vini di eccellenza». Obiettivo di questo progetto è restituire a Cairano il suo ruolo cardine nel settore vitivinicolo, contaminando questo ampio comprensorio dell’Alto Ofanto, a cominciare da Calitri. L’idea è realizzare un balcone sui vigneti, rendendo il borgo potenzialmente un polo attratto anche dal punto di vista demografico.

La piazza di Cairano
Vigneti a Cairano

RIPOPOLARE CAIRANO. Se nel 1921 gli annali dicono che nel paese de “La Donnaccia”, film neorealista che ha reso noto al pubblico italiano il fascino del paese, vivevano stabilmente 1500 persone, tre volte quelle che oggi vi risiedono, creare un indotto della industria vitivinicola cambierebbe gli equilibri geografici. C’è cgi ricorda proprio che lo spopolamento di questo paese sia iniziato con la fine dei vigneti, distrutti da un parassita importato dalle Americhe, la fillossera. Oggi tutto potrebbe ricominciare. A Cairano arriva da Avellino il treno del vino, come era denominata la linea Avellino-Rocchetta. I nuovi vigneti potranno portare lavoro, reddito, quindi giovani per famiglie da formare in un contesto ambientale straordinario e sano. In questa parte dell’Irpinia, che si snoda verso il confine con la Basilicata, non manca lo spazio per espandere i vigneti a perdita d’occhio. La vigna nei pressi del teatro simboleggia quella unione tra la cultura e la coltura che i promotori ritengono siano i pilastri della rinascita carrarese.  Non a caso in occasione dell’inaugurazione del Borgo Teatro nei mesi scorsi, Persico aveva spiegato che «la vigna madre doveva essere piantata a Cairano per consentire la sua espansione verso gli altri borghi paesi, a partire da Calitri, e stabilendo un filo diretto sul piano economico e sociale. In questa prospettiva i borghi diventano una sorta di arcipelago e, nel solco delle fragilità individuate da Franco Dragone e dagli altri, si innestano nuovi scambi e visioni. Dragone ha introdotto il teatro ed io oggi faccio rifiorire i vigneti».

Le cantine di Cairano dove agli inizi del ‘900 si depositava il vino
La strada delle cantine di Cairano, ubicata lungo le pendici della collina che portavano ai vigneti

Il progetto è molto concreto, al punto che si stanno vagliando tutte le opportunità per farlo decollare. In primis, il Professor Persico punta a fondare a Cairano l’impresa collettiva delle aree interne. «Avevo proposto di modificare le Comunità Montane in Comune Montano, per aderire al concetto di area vasta e trasformare l’ente montano in unione dei comuni montani». Inoltre si valutano i benefici derivanti dalla possibile leva fiscale. L’Unione Nazionale degli Enti Montani (Uncem) ha proposto al Governo un disegno di legge sulla fiscalità agevolata per i comuni montani, tale da sottrarre le “terre di mezzo” che oggi sono nella morsa dello spopolamento, alla grave pressione fiscale che impoverisce il tessuto economico dei piccoli paesi. «La fiscalità agevolata può essere soltanto un passo successivo, ma si deve agire a monte. Non c’è un tessuto di piccole imprese che potrebbero beneficiare dell’intervento, quindi non ci sono i presupposti».