Industria del legno, fra Calitri e Lacedonia sorgerà il Polo

PRENDE FORMA L'AZIENDA DELLA FORESTAZIONE. Si attende dalla regione l'autorizzazione alla riapertura del bando per l'adesione al partenariato. E intanto, L'Istituto Zooprofilattico di Portici chiude il bando di selezione e registra la partecipazione di sei aziende zootecniche e di caseificazione

Dopo le pubblicazioni della Fondazione Montagne Italia dei privati che hanno risposto all’invito a prendere parte al partenariato con i comuni dell’area pilota per costruire l’Azienda Forestale dell’Alta Irpinia, si apre la fase di valutazione delle proposte ma anche delle candidature a Responsabile Unico di Procedimento sullo studio di fattibilità. La Fondazione infatti, è capofila del partenariato, e ha nominato una commissione di valutazione delle candidature, quattro in tutto più una pervenuta fuori dalla data di scadenza. La rosa delle quattro candidature è composta da Giuseppe Luongo, Luca Lo Bianco, Giuseppe De Mita e Mario Perrotta. Oltre alla candidatura di Roberto Mazzei.

In attesa di un pronunciamento della commissione di valutazione, che avrà il compito di individuare fra i curricula inviati il profilo più idoneo a ottenere l’incarico di Responsabile Unico di Procedimento dello studio di fattibilità e a guidare la cabina di regia del maxi progetto, la presidenza del tavolo altirpino si prepara a convocare una nuova assemblea dei sindaci per concordare i passi successivi. Contemporaneamente, gli uffici regionali avranno il compito di verificare gli atti prodotti, e si attende l’autorizzazione per la riapertura dei termini del bando, per consentire l’adesione a quanti sono in attesa sull’uscio della porta.

Intanto, l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno guidato dal direttore generale Antonio Limone ha appena chiuso il bando riservato ai soggetti interessati a prendere parte all’Azione riservata alla zootecnia. Hanno risposto sei aziende zootecniche e di caseificazione, mostrando un vivo interesse da parte dei produttori di inserirsi nel percorso deputato alla costruzione e certificazione di un marchio di qualità delle produzioni.

La progettazione intanto, che andrà a plasmare la costruenda ‘struttura’, dovrà sovrapporsi ai pilastri stabiliti dal bando della Fondazione e recepiti dai comuni e dall’Istituto di Portici, che prevedono: supporto alla competitività delle filiere agricole, forestali e zootecniche, promozione e valorizzazione della capacità di attrazione del turismo rurale, salvaguardia degli elementi del paesaggio agro-forestale, valorizzazione e gestione delle risorse ambientali e naturali, e sostegno alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

La manutenzione boschiva rappresenta uno strumento necessario alla prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi

In attesa di conoscere la mappa del progetto, filtrano particolari che delineano l’industria del legno altirpina. La sagoma non può prescindere da una attenta lettura del territorio, che guarda alla grande disponibilità dei boschi e delle foreste nel perimetro del progetto pilota. E’ scontato che non tutte le zone del territorio saranno adatte allo scopo, e le principali aree di interesse boschivo si concentrano fra Lacedonia, Aquilonia, Bisaccia, Calitri e Monteverde. Senza escludere l’altro versante, costituito dal patrimonio boschivo di Bagnoli Irpino, l’altopiano del Laceno, Montella e l’altopiano di Verteglie, e le zone limitrofe. Fermo restando che la valorizzazione boschiva dovrà coincidere con la messa a disposizione delle aree demaniali da parte dei Comuni.

L’idea progettuale espressa dalla Fondazione Montagne Italia e dal parterre di amministratori mira a raggiungere un primato nel Mezzogiorno d’Italia: costruire la prima azienda capace di auto-alimentarsi e auto-riprodursi, occupandosi nel contempo della tutela delle sorgenti e della qualità ambientale. Mutuando le esperienze del Trentino Aldo Adige, a cui l’Alta Irpinia sta guardando in questo momento, è possibile immaginare la stesura di un piano che parta dall’utilizzo razionale dell foresta, con una percentuale da destinare alla filiera industriale e un’altra dell’utilizzo a scopo termico.

Carta della natura dell’Irpinia

Prima di mettere in produzione il territorio- che è la vera parte produttiva- sarà necessario affrontare uno studio dettagliato non del patrimonio nel suo complesso, ma degli elementi che lo caratterizzano, la capacità di riprodursi e l’esposizione dei versanti. In un secondo momento si passerà agli impianti, con la salvaguardia da parte di professionalità specializzate dagli incendi, ma anche dei depositi di approvvigionamenti. Il controllo capillare del territorio consentirà la creazione della filiera: prodotti realizzati con legno caratterizzati da un marchio, energia a biomasse ed altro. Il procedimento sarà lungo, ma la prospettiva è antitetica e contraria alla costruzione di una industria petrolchimica.