Sinistra Italiana, Montefusco: il nostro no al governo Draghi

Il segretario provinciale di Avellino dichiara le ragioni dell'opposizione al nuovo esecutivo decisa dall'assemblea del partito: «Non ci rappresenta»

Sinistra Italiana ha ufficializzato con il voto della assemblea la decisione di non appoggiare il governo presieduto dal professor Mario Draghi. Il segretario provinciale di Avellino, Roberto Montefusco, ne sintetizza le ragioni con una nota, di seguito riportata integralmente. Tra queste, il fondamento stesso su cui è stato costruito l’Esecutivo: «Non regge l’idea che la dialettica politica tra forze tra esse alternative vada, nella sostanza, gestita all’interno del Governo» quando «la nostra Costituzione spiega con chiarezza che quel luogo è invece il Parlamento». Ecco la diochiarazione.


L’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana dice no al professor Draghi

di Roberto Montefusco | Coordinatore provinciale Sinistra Italiana

Roberto Montefusco, Coordinatore provinciale di Sinistra Italiana

L’ Assemblea nazionale di Sinistra Italiana, con una maggioranza molto ampia, ha approvato la proposta del segretario nazionale Nicola Fratoianni di esprimere un voto contrario alla fiducia al Governo Draghi. Lo ha fatto al termine di una discussione articolata e anche sofferta, ma nella consapevolezza che il quadro politico nel quale si colloca la maggioranza che sosterrà il nuovo Governo, e il profilo del Governo stesso, sono per noi insostenibili. Di fronte ai grandi temi che la realtà del Paese impone di affrontare, dall’emergenza sanitaria, alla scuola, al lavoro, alla condizione di sofferenza del Mezzogiorno, alla stessa, enorme, questione ambientale declinata con slogan neutri dietro i quali tutti possono identificarsi e nascondersi, ci chiediamo come sia possibile costruire sintesi e politiche avanzate con questo tipo di maggioranza parlamentare.
La presenza politica della destra “forzaleghista”, in settori nient’altro che marginali per un’azione di Governo (pensiamo al Mise, ma l’elenco sarebbe lungo), con gli interessi reali che essa rappresenta segna un inevitabile indebolimento della rappresentanza delle fasce sociali più deboli, del lavoro, di istanze di giustizia sociale.

La Camera dei Deputati, l’Aula di Montecitorio

Non regge l’idea che la dialettica politica tra forze tra esse alternative vada, nella sostanza, gestita all’interno del Governo. La nostra Costituzione spiega con chiarezza che quel luogo è invece il Parlamento, e questa distinzione, vitale per la nostra democrazia, deve essere mantenuta anche in una fase complessa come quella che stiamo vivendo. Così come vitale per i nostri equilibri democratici è non consegnare alla destra di Giorgia Meloni l’esclusiva dell’opposizione a questo Governo, ma avere voci fuori da quel coro che vengano dal mondo democratico, progressista, da sinistra. D’altronde appare chiaro che questo corrisponde anche al sentimento di un pezzo di Paese che in quei valori e in quell’orizzonte si riconosce. Anche per questo Sinistra Italiana ha avvertito la necessità di una posizione chiara, comprensibile, netta, che non significa isolamento, con cui non si rinuncia alla ricostruzione, per il futuro, di un campo di forze analogo a quello che ha dato vita al secondo Governo Conte. Questo tuttavia è il tempo della chiarezza, è il tempo di un “No” ad una maggioranza e ad un Governo che non ci rappresentano.


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