Salario minimo europeo, la proposta di Co.N.A.P.I. alla Commissione Lavoro

CONTRATTI COLLETTIVI QUADRO E DELEGA DEI LIVELLI RETRIBUTIVI ALLA CONTRATTAZIONE DI II LIVELLO. La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori licenzia il memoriale sulla proposta di direttiva della Commissione Europea e lo affida alla XI Commissione Permanente della Camera dei Deputati

Salario minimo europeo, la proposta di Co.N.A.P.I. alla Commissione Lavoro. La proposta di direttiva sul salario minimo licenziata dal Dipartimento Lavoro di Co.N.A.P.I. e consegnata alla XI Commissione Permanente -Lavoro Pubblico e Privato- della Camera dei Deputati, indica l’individuazione di Contratti Collettivi Nazionali Quadro per l’individuazione dei minimi (o massimi), lasciando alla contrattazione di II livello (territoriale o aziendale) la fissazione dei livelli retributivi applicabili. Un metodo che secondo i legali firmatari del memoriale Massimiliano De Benedictis e Gianluca Sabatini “scongiurerebbe il proliferare di pratiche volte ad abbassare le tariffe contrattuali dove risultassero troppo elevate per la realtà economica”.

Non solo. Co.N.A.P.I. avverte che “Eliminare il problema dei trattamenti minimi non significa mettere in secondo piano tutti gli altri istituti che regolano i contratti. E’ tempo di dare vita ad una contrattazione che apra a qualunque livello ritenuto appropriato (nazionale, territoriale o aziendale), una misurazione economica del valore del lavoro centrata sulla professionalità e sulle competenze e, non più semplicemente sull’ora- lavoro come avvenuto nel secolo scorso”. I giuslavoristi della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori mirano ad incidere tanto nel dibattito nazionale, quanto a livello europeo. Con questa proposta di direttiva sul salario minimo estesa a tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, la Confederazione partecipa al confronto nazionale aperto in proiezione europea. Il dossier redatto infatti considera tanto il dibattito e il mercato del lavoro interno, tanto quello di respiro internazionale.

La proposta licenziata dal Dipartimento Lavoro della Confederazione aderisce ai dettami della direttiva tesa a garantire la tutela dei lavoratori nell’Unione, con salari minimi adeguati che consentano una vita dignitosa ovunque essi lavorino. Sulla scorta delle opzioni strategiche considerate dalla Commissione Europea, Co.N.A.P.I. concorda con la scelta compiuta. La Commissione ha optato infatti per il sostegno alla contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari da parte di tutti gli Stati membri, in particolare nei casi in cui la copertura della contrattazione collettiva è bassa; inclusione nei quadri nazionali di criteri espliciti per l’adeguatezza dei salari minimi e valori di riferimento indicativi; e un ruolo rafforzato delle parti sociali. Questo garantisce “un equilibrio migliore fra il conseguimento degli obiettivi strategici e i relativi costi, rispetta le posizioni nazionali consolidate e lascia un margine di discrezionalità agli Stati e alle parti sociali”.

In Italia oltre alla proposta di direttiva, il tema viene affrontato nelle “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” che sarà candidato a valere sulla maxi progettazione del Recovey Fund. Qui la strategia di rilancio considera l’introduzione del salario minimo legale al fine garantire ai lavoratori nei settori a basso tasso di sindacalizzazione un livello di reddito collegato ad uno standard minimo dignitoso. Ma “l’applicazione del minimi retributivi contrattuali deve dipendere dalla effettiva applicazione di un contratto collettivo da parte delle aziende” puntualizzano i consulenti legali. “Questa organizzazione datoriale ritiene con fermezza che l’obiettivo della garanzia delle retribuzioni minime ad un livello adeguato possa essere ben perseguito dalla contrattazione collettiva, sia attraverso un incremento delle retribuzioni più basse, sia attraverso un incremento un tasso di copertura dei contratti collettivi e, in particolare della prevenzione dell’elusione della loro applicazione”.

Infine gli esperti Co.N.A.P.I. sottolineano il tema della rappresentanza nella contrattazione. Alla luce della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza deliberato il 5 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri, evidenziano la rilevanza di un DDL non solo riguardante il salario minimo, ma anche la questione della rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva. Non basta sostenere il salario minimo legale ma bisogna “affrontare il problema dei bassi salari dal lato della riforma fiscale e da quello della contrattazione della produttività. La difesa della rappresentanza, che non può essere percepita come elemento di instabilità nel governo del mercato del lavoro, ma che deve essere acquisita come garanzia del principio dell’autonomia collettiva e del valore del suo pluralismo” si legge nel dossier.

“In questo particolare momento di difficoltà dettato dall’emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento della pandemia, la nostra Confederazione conferma il sostegno e l’affiancamento alle aziende” commentano i vertici. “Co.N.A.P.I. si batte per rappresentarle al meglio partecipando attivamente ai tavoli e confrontandosi con le Regioni, per la sottoscrizione degli Accordi Quadro”. Il presidente Basilio Minichiello, il vice presidente Sandro Vestita e la direttrice generale Italia Speranza rivendicano con orgoglio questo risultato e, garantiscono continuità e impegno in questa direzione.


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