Via Whirlpool non le lavatrici, Invitalia sonda anche concorrenti

Mentre continua la mobilitazione contro la chiusura dello stabilimento di Napoli anche fuori dalla Campania il Governo pensa a mantenere la stessa produzione se non si troverà l'intesa con la multinazionale

Operai della Whirlpool sotto le finestre del Mise

A Napoli dopo ottobre potrebbe andare via Whirlpool non le lavatrici. Invitalia sta sondando altri imprenditori del settore. La notizia è contenuta nella risposta del Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, che il 5 febbraio scorso era stato interrogato alla Camera dei Deputati durante il Question Time dal deputato di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida e da altri. «Non volendo trovarci ad ottobre con un’unica possibilità, che è quella proposta dall’azienda», cioé la chiusura dello stabilimento, «assieme ad Invitalia stiamo interloquendo con altri imprenditori dello stesso settore, per un eventuale cambio di marchio», e, inoltre, «stiamo valutando anche altre possibilità imprenditoriali per continuare la produzione di Whirlpool e mantenere i livelli occupazionali». Le parole del Ministro Patuanelli sono testualmente riportate nella nota con cui si è sintetizzata la risposta al deputati da parte del Ministro.

La targa all’ingresso della Whirlpool a Napoli

LE OPZIONI: RILANCIARE WHIRLPOOL IN EXTREMIS O CONFERMARE LA PRODUZIONE DI ELETTRODOMESTICI CON MARCHIO DIVERSO. Il Governo sulla crisi napoletana della Whirlpool vuole però vederci chiaro. Prima di considerare definitivo l’addio della multinazionale americana vuole verificare i numeri. «Fino ad oggi non c’è stata la possibilità di verificare se la condizione di mercato effettivamente obbliga Whirlpool a dismettere quello stabilimento o se ci sono margini, grazie all’intervento del MISE e anche della Regione Campania, di investire in quello stabilimento incentivando la continuità produttiva», ha dichiarato Patuanelli. Inoltre, resta il problema di un contratto di sviluppo dismesso dagli americani pochi mesi dopo la sua firma. «Il MISE ha dichiarato che non è accettabile una decisione unilaterale da parte di Whirlpool e che lo stabilimento di Napoli deve continuare a produrre». In questo caso «siamo disponibili a mettere tutti gli strumenti a disposizione di Whirlpool affinché possa continuare la produzione in quello stabilimento», ma, «è altresì vero che, se c’è un problema di mercato per quel prodotto, riteniamo che si possa pensare di cambiare il prodotto e non sospendere la produzione». Non è escluso, quindi, che dopo ottobre potrebbe andare via Whirlpool non le lavatrici.  Nel frattempo il Governo sta monitorando la situazione in tutti gli stabilimenti italiani di Whirlpool. «Il piano industriale presentato da Whirlpool non prevedeva, come noto, la dismissione dello stabilimento di Napoli né una retrocessione di produzioni negli altri stabilimenti: Carinaro (CE), Cassinetta (VA), Comunanza (AP), Melano (AN) e Siena». Ma alla luce del cambio di rotta su Napoli, il Ministero e il Governo puntano a prevenire un eventuale nuovo cambio di scenario, agendo ora.

VERTENZA WHIRLPOOL NAZIONALE, NON ISOLARE NAPOLI. In tutta Italia manifestazioni di protesta, scioperi e convocazioni di tavoli istituzionali stanno moltiplicandosi dopo l’annuncio dell’azienda di voler chiudere il sito di via Argine. A Napoli delegazione sindacale è stata ricevuta dal prefetto di Napoli, Marco Valentini, al termine della manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali di categoria e dalle Rsu. Operai e rappresentanze locali continuano il pressing sul Governo per una soluzione.

Lavoratori dell’indotto irpino Whirlpool in corteo a Montoro

GARANTIRE LA PRODUZIONE DI VIA ARGINE PUÒ AIUTARE L’INDOTTO, CHE STA ALLA FINESTRA. Con la Whirlpool in fase di smobilitazione in caso di cambio del player l’indotto punta ad avere garanzie di continuità. in Irpinia le conseguenze occupazionali potrebbero essere notevoli. Alla Scame Mediterranea di Sant’Angelo dei Lombardi sono 59 gli addetti in forza, 8 dei quali distaccati a Napoli per il progetto Genesis nella componentistica in plastica. Altri 60 sono alla Pasell, ripartiti tra Montoro e Forino (rispettivamente 15 e 45), mentre alla Cellublok di Montoro ce ne sono altri 35 (con attività dipendenti dalla Whirlpool nella misura del 60 e del 70 per cento, rispettivamente). Confermare la produzione di lavatrici sarebbe la scelta ottimale. Ci sono sei mesi per arrivare alla chiusura annunciata di Whirlpool a Napoli, ma una soluzione industriale va trovata prima.


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