Un mese dopo il rogo della ICS nuovi prelievi a Pianodardine

SINDACI E ASI DIALOGANO PER METTERE IN SICUREZZA PIANODARDINE: SERVE UNA SVOLTA GREEN. Mentre Arpac, Asl, Istituto Zooprofilattico sono ancora impegnati nelle indagini scientifiche dopo il grande incendio del 13 settembre, si guarda al futuro del sito produttivo. Il sindaco di Montefredane Tropeano: "E' partita la sfida green"

Ad un mese dal rogo della ICS di Pianodardine, ieri nuovi prelievi dell’Arpa Campania all’interno del sito ancora sequestrato, mentre i sindaci discutono della riconversione verde di un sito industriale che vorrebbero rimodulato. Continuano i rilievi all’interno dello stabilimento distrutto il 13 settembre dal rogo sviluppato in seguito ad alcune esplosioni. Non si sono mai interrotti gli esami dei tecnici di Asl, Arpac, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza revocato dopo 48 ore dal disastro. Se la situazione ambientale per quello che riguarda in particolare l’aria, è rientrata subito sotto controllo, come annunciato dal Coordinamento promosso dal Comune di Avellino, si continua a monitorare la situazione soprattutto per quello che riguarda diossine e furani nel suolo, nei vegetali e nei grassi animali. Da circa un paio di settimane i Comuni interessati dalle misure cautelative sono diminuiti: Avellino, Montoro, Montefredane e Manocalzati sono stati esclusi dal rischio di utilizzo di raccolta e uso di vegetali, acqua dei pozzi e prodotti ortofrutticoli, ma resta l’attenzione. I dati che sono stati raccolti dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Avellino, in filo diretto con Arpac e Istituto Zooprofilattico, rassicurano sul consumo di prodotti ortofrutticoli e vegetali, mentre si attende l’esito delle campionature prelevate dall’Istituto Zooprofilattico, che sta monitorando l’ipotetico deposito o assorbimento di sostanze nei grassi animali. L’Arpac invece sta continuando a monitorare lo stabilimento: sono di ieri mattina infatti i prelievi effettuati dal pool di tecnici, che potranno rivelare lo stato di salute del sito ad un mese esatto dal rogo. L’ultimo rapporto pubblicato sul sito istituzionale, datato 20 settembre, confermava valori di diossine e furani molto inferiori a quelli rilevati in precedenza e, comunque, lontani da soglie di attenzione.

Pianodardine è inquinata e la città di Avellino è assediata da polveri sottili e uno squilibrio nell’Ozono. Le associazioni del documento “Pensiamo alla salute” richiamano il Sindaco di Avellino al rispetto degli impegni

IL FUTURO DI PIANODARDINE AL CENTRO DEL DIBATTITO. Nel frattempo gli amministratori locali puntano ad un intervento di messa in sicurezza del sito produttivo di Pianodardine. In attesa della conclusione della doppia indagine, quella ambientale e quella giudiziaria sulla ICS di Pianodardine, gli amministratori del comprensorio industriale immaginano un ridisegno del piano regolatore Asi, con l’obiettivo di tutelare i settori abitati sorti a ridosso del perimetro industriale. I sindaci hanno indicato la strada per un superamento del piano esistente, datato 2009, con la riconversione per riclassificazione delle aree prossime a quelle insediate da residenti. Qui si immaginano terziario e servizi, in luogo della grande industria. “Stiamo pensando alla riconversione del nucleo industriale di Arcella Pianodardine, con un programma a medio termine” anticipa il sindaco di Montefredane Valentino Tropeano. “Il piano regolatore vigente è ingessato e obsoleto: ora guardiamo ad un piano multidisciplinare che sia in grado di superare i vecchi concetti e riammagliare nel sito il tessuto urbano ad alta intensità abitativa che è strettamente collegata con i comuni limitrofi e con la Città di Avellino” continua.

Il Presidente dell’Ato Rifiuti di Avellino, Valentino Tropeano che è Sindaco di Montefredane

DOPO IL ROGO DELLA ICS, I SINDACI:  “A PIANODARDINE SVOLTA GREEN”. Sarà la grande industria ad impegnare maggiormente gli amministratori, che immaginano di inaugurare un corso di riqualificazione ambientale, ammodernamento ed eco sostenibilità. Alla luce della chiusura della Novolegno, che occupa uno spazio di 140mila metri quadrati, e del rogo che ha incendiato la ICS, la salvaguardia ambientale è diventata una priorità non più rinviabile. “La Zes ci aiuterà molto in questa direzione: vogliamo innescare la rivoluzione green e impedire che si manifesti un cimitero industriale. A Pianodardine infatti ci sono pochi lotti liberi, e il nostro obiettivo è recuperare e riqualificare l’attuale stato industriale, per attirare imprenditori locali e nazionali. Al momento la parte tecnico- amministrativa relativa alle misure della Zes è stata completata, ma sappiamo bene che i fondi stanziati sono davvero irrisori: il nostro nucleo industriale è già appetibile per nuovi investitori in quanto gode di una posizione strategica ottimale, con collegamenti diretti al casello autostradale, agli aeroporti di Napoli e Salerno, alla stazione ferroviaria”.

La Novolegno, azienda del gruppo Fantoni con sede a Montefredane in provincia di Avellino, fondata nel 1980

IL CASO NOVOLEGNO.  In questo complesso contesto c’è il caso Novolegno, chiusa per volontà del Gruppo Fantoni.  Resta uno dei nodi cruciali per il futuro di Pianodardine, oltre che per Montefredane e Avellino. Esclusa dalla proprietà l’ipotesi di fittare o vendere la struttura per consentire ad altri di beneficiare delle misure Zes, con lavoratori in cassaintegrazione sino a luglio ma senza ulteriori prospettive, la Novolegno è oggi un punto interrogativo di oltre 290mila metri quadri sul futuro di Pianodardine e dell’industria avellinese. “Insieme ai sindacati abbiamo programmato di andare ad Osoppo, in Friuli, per una protesta pacifica, per tentare di riaprire un canale di dialogo con Fantoni” spiega il sindaco Tropeano. “A luglio finirà la cassa integrazione per gli operai, che poi si ritroveranno senza un lavoro”.


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