«Avellino senza torri e più salvaguardia» Controvento: un Puc per far ripartire il capoluogo

La nota: «L’associazione «Controvento» organizzerà nel mese di ottobre un convegno sull’Urbanistica, intesa non come dato tecnico, ma come strumento politico e civile per ridare alla città una direzione di sviluppo»

La bandiera del Comune di Avellino accanto a quelle italiana ed europea

«Avellino senza torri e più salvaguardia» Controvento propone una ipotesi di strategia urbanistica mirata a correggere le criticità emerse nel Puc Gregotti Cagnardi e a riprogrammare la funzione di capoluogo di una città che ha esaurito la spinta che aveva in questa direzione. «L’associazione «Controvento» organizzerà nel mese di ottobre un convegno sull’Urbanistica, intesa non come dato tecnico, ma come strumento politico e civile per ridare alla città una direzione di sviluppo», si legge nella nota con cui hanno annunciato l’iniziativa. Di seguito i punti di discussione intorno ai quali si articolerà il convegno.


Urbanistica, idee per Avellino nel decennio 2020-30

Documento dell’Associazione Controvento di Avellino

Generoso Picone, Presidente della Associazione “Controvento”, già Vicesindaco e Assessore del Comune di Avellino nelle Giunte presiedute da Antonio Di Nunno

Ricalibrare le azioni in urbanistica per la città del prossimo decennio, impone alcune acquisizioni preliminari:

    • gli indicatori statistici che misurano per i residenti i fenomeni demografici e quelli relativi ai redditi indicano una evidente fase di recessione. Il quadro coinvolge l’intera provincia, per fermarci al solo territorio di riferimento, tanto da indurre ad utilizzare i termini di desertificazione sociale. Non si registrano elementi concreti che possano in futuro attenuare tali dinamiche.
    • E’ pressoché terminata la lunga stagione della ricostruzione post-sisma. L’afflusso di danaro e il concorso delle risorse detenute dai privati cittadini non ha innescato processi virtuosi, di altra imprenditoria, di espansione del tessuto economico cittadino, di migliore qualità del vivere. Sul bilancio del Comune, dunque sulla comunità avellinese, sono gravati i numerosi contenziosi per gli espropri di suoli.
    • E’ pressoché terminato il ruolo di città capoluogo di provincia. In conformità con quanto accadeva in tante altre realtà meridionali ed italiane, i decenni post-bellici hanno visto anche ad Avellino la crescita del numero di uffici statali e non ed ivi dell’occupazione. Con modelli gerarchici da manifattura fordista e con il primato della città sul territorio provinciale, Avellino ha conosciuto l’espansione di un diffuso ceto medio-basso, con una parallela espansione dei consumi, senza che quest’ultima innervasse una nuova imprenditoria del commercio e della distribuzione. La rivoluzione digitale ed il ridimensionamento di funzioni e strutture del welfare hanno largamente inciso sulle condizioni del presente, ed azzerato potenzialità e speranze per le classi più giovani di trovare ad Avellino occasioni di lavoro e di vita.
Il programma elettorale presentato da Antonio Di Nunno nella campagna 1995 in nome del Partito Popolare Italiano. Al secondo turno con la convergenza del Pds nacque il Centrosinistra ulivista nel solco dell’esperienza nazionale di Romano Prodi

L’urbanistica figlia dei decenni di espansione è stata in larghissima misura un’urbanistica di devastazione, più che di ordinata e ragionata espansione. La città ha mangiato suoli agricoli, perdendo la possibilità di un’armatura urbana chiara e leggibile. Tanto che un termine in voga nei decenni a cavallo del sisma fu quello di “riammagliare”, ovvero rammendare lacerazioni, collegare ex post tra loro pezzi di città via via edificati. L’imprenditoria edile, ovvero l’offerta del mercato privato, ha anche largamente goduto dello sgravio di fatto delle opere di urbanizzazione, finanziate e ripianate con fondi pubblici. Un aspetto non trascurabile è il conseguente inquinamento dei corsi d’acqua che attraversavano ed attraversano Avellino, ridotti a cloache, un tempo segni distintivi della città, oggi recuperabili con grande fatica.

Il Comune finanzia nuovi negozi nel centro storico: contributi fino a 70mila euro

Il risultato consiste nel vivere una città dalla doppia contraddizione: sempre più vuoti di vita sono quei volumi pieni da tempo costruiti, basti leggere le periodiche analisi sul mercato immobiliare in città, con la penalizzazione di quel ceto medio-basso che aveva investito nell’edilizia; sempre più pieni, talvolta intasati, quegli spazi pubblicidove si dispiega la città in movimento, quali strade e piazze. L’ingolfamento degli spazi pubblici impedisce la lettura della città. Il traffico veicolare privato impone e si scontra con la sua doppia esigenza: circolare e sostare. Debolissimo il trasporto pubblico locale, persino più debole quello urbano rispetto alle linee extra-urbane. Risulta oggi insostenibile l’urbanistica di pura espansione, altrettanto insostenibili i percorsi politico-amministrativi che l’hanno veicolata: la fase in ombra delle trattative tra personale politico ed interessi proprietari ed imprenditoriali; il disegno del Piano Regolatore di espansione che tutto tiene e contiene della futura offerta; la successiva comunicazione istituzionale del disegno nel Consiglio Comunale; l’aggiustamento dei confini tra interessi ed interessi sul disegno del piano; il trionfo finale della mediazione politica. Riteniamo che, per cominciare, ora vadano semplicemente azzerate alcune previsioni non ancora attuate ed al presente illogiche del piano Gregotti-Cagnardi, a cominciare dalle torri sul confine dell’autostrada e dalle strade-parco, mentre va vigorosamente riproposta la variante di salvaguardia degli ambiti collinari e fluviali, nel tentativo di recuperare ciò che contraddistingueva la città, e dall’opzione di non consumare altro suolo non edificato o asservito, semmai di riqualificare quelli che  già lo sono. Recupero e riqualificazione devono essere gli  assi portanti del futuro agire.

I Vigneti dell’istituto De Sanctis dominano dalla collina di Tuoro Cappuccini il centro storico di Avellino: campeggia in distanza l’austera Torre dell’Orologio

Il nuovo PUC dovrà orientarsi verso una città di funzioni, di servizi: senza escluderne alcuno, nella sanità con un rinnovato ruolo della città ospedaliera, negli alti studi a partire dalla ancor piccola Università del vino o dal Conservatorio Cimarosa, dalla riqualificazione del centro industriale di Pianodardine, dalla riqualificazione ecologica della coltivazione delle nocciole. Un piano simile non può essere imposto al di fuori di Avellino, ma democraticamente costruito con il territorio, a cominciare dai Comuni contigui. In tal senso il nuovo piano diviene un piano a tutela di una vallata. Nel mentre il capoluogo decadeva nella presunzione di continuarlo ad essere, pezzi e comunità della provincia provavano o si trovavano nelle condizioni relativa autonomia. Un nuovo piano non può prescindere da interlocutoriche già in passato hanno individuato strategie più estese e complesse in cui dover inserire il nostro: fondamentale è il rapporto con la Regione Campania, ovvero con quel Piano Territoriale Regionale che individuò ed incluse la linea di alta capacità con il nodo di S. Sofia a Grottaminarda. Né può essere costruito ed imposto, come in passato, all’interno della città; recuperato e potenziato è il criterio della perequazione come metodologia di ascolto, elaborazione ed utilizzo del piano. Possono essere smorzate le tensioni grandi e piccole generate dallo scontro tra culture diverse? Dobbiamo e possiamo recuperare l’ipotesi di Parco Centrale, ovvero la scheda NI01.

Il centro storico di Avellino visto dal parco urbano di Santo Spirito, attraversato dal Torrente Fenestrelle

In questi rapidi cenni, l’urbanistica è collegata, fino a confondersi, con la questione dei trasporti urbani ed extra-urbani: se consideriamo il cambiamento climatico e l’esigenza “eroica” di immaginare una città attrattiva, dove la qualità della vita sia relativamente buona e sia agevole giungervi o partirne, una reale riarticolazione del trasporto pubblico collettivo diviene più importante del costruire.


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