Fca Renault, saltata la fusione

“FCA ritira la proposta di fusione a Groupe Renault”, si legge sulla nota diffusa nella nota con cui la casa automobilistica ha annunciato il disimpegno dall’annunciato accordo con il marchio francese”. La Svolta è maturata nella notte, quando il Cda del Gruppo ha preso atto della posizione assunta dal governo francese, ancora una volta arroccato a difesa degli asset nazionali. Ma in questo caso a pesare sarebbero stati non ragioni campanilistiche ma i dubbi dei partners orientali di Renault. “Il Consiglio di Amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles N.V. (“FCA”) (NYSE: FCAU / MTA: FCA) riunitosi questa sera (cioè mercoledì 5 giugno, ndr) sotto la presidenza di John Elkann ha deciso di ritirare con.effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault”, si legge nel comunicato ufficiale diffuso dopo la mezzanottr. “FCA continua ad essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta
che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”.

Tuttavia, è “divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni
politiche perché una simile fusione proceda con successo”, scrive l’ufficio stampa della FCA, riferendosi alla scelta del governo francese. Pertanto, “FCA esprime la propria sincera gratitudine a Groupe Renault, in particolare al suo Presidente, al suo Amministratore Delegato ed agli Alliance Partners, Nissan Motor Company e Mitsubishi Motors Corporation, per il loro costruttivo impegno in merito a tutti gli aspetti della proposta di
FCA”. Detto questo, FCA ha con concluso dicendo che “FCA continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente”. La nota è stata emessa a  Londra e datata 6 giugno.

La targa all’ingresso del quartier generale della Fca

Nonostante la diffidenza del sindacato, per molti osservatori questa viene considerata un’occasione persa. Il progetto prevedeva una nuova società risultante dalla fusione, detenuta per il 50% dagli azionisti di Fca e per il 50% dagli azionisti di Groupe Renault, con una struttura di governance paritetica e una maggioranza di consiglieri indipendenti. Questa proposta avanzata da Fca, era stata inviata con una lettera non vincolante a Renault. “La fusione tra Fca e gruppo Renault non comporterà nessuna chiusura di stabilimenti”, si era assicurato.

PROSPETTIVE INCERTE. La Fca rilancia il disegno su basi autonome, quindi ripartirà la caccia, probabilmente sempre in Europa. Come accadde già negli Usa Per Fiat prima di Chrysler,.quella con Renault potrebbe essere la priva generale di una diversa fusione, magari a latitudini non distanti. Nel frattempo, l’alba di questo giorno a Pratola Serra e negli altri stabilimenti meridionali del Gruppo consegna maggiori incertezze. Ancora una volta i dubbi sulla troppa cassa integrazione e sul futuro delle produzioni lascia in apprensione in Irpinia 1800 famiglie.

UGL METALMECCANICI: URGE CONFRONTO CON L’AZIENDA. «Desta in noi molta apprensione il mancato accordo tra il gruppo Fca e la Renault, che rischia di determinare nuove incertezze sul futuro dei lavoratori dell’azienda italiana». Così Giovanni Centrella, coordinatore nazionale della Cisal Metalmeccanici, la notizia del ritiro dell’offerta, da parte della Fiat- Chrysler, per l’operazione di fusione con il marchio automobilistico francese. «Bisognerà innanzitutto comprendere – prosegue il dirigente del sindacato autonomo –, nelle prossime ore, con chiarezza quale siano state le effettive dinamiche della trattativa ed i reali motivi che hanno indotto il board della Fca a fare marcia indietro. Le indiscrezioni di presunte forzature del governo francese sull’operazione lasciano l’amaro in bocca, considerato che l’investimento avrebbe consentito alla Renault di uscire da una situazione di difficoltà ed all’intero gruppo Fca un rilancio complessivo in Europa. D’altra parte, non possiamo non rilevare che i vertici dell’azienda italo-americana, al primo ostacolo hanno deciso  di tirare i remi in barca. Un’occasione importante rischia di essere sprecata. I negoziati infatti rappresentano una prova della capacità dell’industria automobilistica europea di superare le rivalità economiche nazionali, in favore di una partnership di livello continentale, che consenta una maggiore competitività sul mercato globale. La proposta di fusione, sarebbe stata una risposta al rallentamento delle vendite e all’aumento dei costi di sviluppo di veicoli elettrici ed autoguidanti». E conclude: «Il nostro auspicio – conclude  Centrella –, dunque, è che vi siano ancora i margini di manovra per giungere ad un accordo. Dalla Fca ci attendiamo la piena disponibilità ad un confronto con le parti sociali sul futuro dell’azienda e dei lavoratori ed una maggiore coerenza con le strategie definite dal piano industriale, che in questo modo, invece, rischia di essere completamente disatteso, con serie conseguenze per gli addetti».

Gli stabilimenti FCA di Pratola Serra, nell’area industriale di Pianodardine, alle porte di Avellino

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