Michelangelo Ciarcia, presidente dell'Alto Calore Servizi spa, in audizione parlamentare sulla gestione idrica

«Presenteremo una strategia complessiva di risanamento dell’azienda e di ammodernamento degli impianti, puntando sull’efficientamento energetico, auspicando il pieno sostegno delle istituzioni». Michelangelo Ciarcia, presidente dell’Alto Calore Servizi, si prepara per l’incontro decisivo per il futuro dell’azienda idrica pubblica.

I comitati per l’acqua pubblica lanciano l’allarme sul rischio di una nuova incursione di Gesesa, che punterebbe ad inglobare alcuni Comuni sanniti, oggi soci dell’Alto Calore. C’è un rischio concreto all’orizzonte? (Leggi l’articolo)

«Direi di no. Che Gesesa sia interessata, in generale, a consolidare la propria posizione è una questione vecchia. Il suo obiettivo è raggiungere il 25% del territorio dell’ambito, per vedersi garantita, in base all’attuale normativa regionale, la posizione. Ma non vedo alcun rischio per l’assetto dell’Acs. Anche perché non c’è alcun Comune socio che abbia richiesto di uscire dalla compagine sociale».

Gli equilibri dell’azienda pubblica irpina, dunque, sono garantiti.

«Sì, certamente. Sono altre le questioni a cui, in questo momento, guardiamo. La procedura di uscita dalla società è tutt’altro che semplice. Non c’è poi una ragione plausibile per farlo. Siamo la principale azienda dell’ambito e non ci sarebbe alcun vantaggio per i soci a passare con altra azienda. In più, è comunque questo territorio che fornisce la risorsa idrica».

Le finestre della presidenza nella sede dell’Alto Calore Servizi al corso Europa di Avellino

Veniamo, dunque, alle questioni all’ordine del giorno. Si avvicina la riconvocazione del tavolo istituzionale, per affrontare il nodo del risanamento finanziario.

«La riunione è prevista per lunedì, in Provincia, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti nel confronto. Porteremo la relazione elaborata con gli uffici, dalla quale si evince la situazione finanziaria, i progressi che stiamo compiendo e la strategia per fronteggiare e gestire il debito consolidato».

Nello specifico che cosa emerge?

«Che è stato avviato un processo, che prevede il contenimento delle voci di spesa, a partire dal capitolo più consistente, quello energetico, con un risparmio di 6 milioni di euro; un abbattimento dei costi di personale, consentito da numerosi prepensionamenti; il recupero in atto delle morosità. Ci sono, quindi, numeri alla mano le condizioni per sostenere i costi per la rata di un mutuo».

Esattamente di che cifre parliamo?

«Un mutuo di Cassa depositi e prestiti di 50 milioni di euro, con rateizzazione trentennale (a partire dal 2021), per un costo mensile di 185 mila euro, calcolato su un tasso del 2%, ma dovrebbe essere più basso».

Quali sono gli obiettivi strategici?

«Risanare l’azienda, attraverso un piano mirato, che fronteggi innanzitutto la debitoria con i fornitori».

Che cosa chiederà agli attori istituzionali?

«Di sostenerci in questo iter, mantenendo gli impegni assunti. Al governo, in particolare, una mano per concludere positivamente l’accensione del mutuo. Ma non è tutto».

Dica pure…

«Voglio ricordare che ci sono anche i progetti per l’efficientamento energetico, per i quali sono previsti finanziamenti pubblici: dal sistema per la telemisurazione ed il telecontrollo dei flussi idrici, oltre all’ammodernamento della pompa di sollevamento di Cassano Irpino».

Senza contare, poi, i 60 milioni di euro in un triennio della Regione per l’ammodernamento della rete.

«Sì, certo, per l’esecuzione dei lavori, previsti dal piano d’ambito, il cui obiettivo è ridurre le perdite di risorsa, che sono notevoli, che si verificano lungo le condutture».


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