Re David ad Avellino: “Manca un progetto industriale per il Sud”

Il segretario nazionale della Fiom Cgil Francesca Re David ha concluso i lavori dell'assemblea provinciale del sindacato metalmeccanico rivolgendo un monito alle istituzioni e al Parlamento: dalla Fca alle infrastrutture il settore produttivo richiede un progetto di lungo termine che manca al Paese da decenni. L'affondo all'esecutivo giallo-verde :"conserva l'abitudine di non dialogare con le parti sociali"

Francesca Re David, segretaria Fiom Cgil sceglie l’Irpinia come tappa per la presentazione del libro “Tempi (retro) moderni. Il lavoro della fabbrica rete” edito da Jaca Book per illustrare la condizione dei metalmeccanici in provincia di Avellino. Prima dell’apertura dei lavori a Flumeri, la leader nazionale della Fiom ha incontrato il segretario generale della Cgil Franco Fiordellisi, il segretario provinciale Fiom Giuseppe Morsa, le delegazioni di categoria presso il centro di Formazione di Atripalda.

Argomento principale all’ordine del giorno della Fiom, la Fca di Pratola Serra. “La Fiom ha una visione pessimistica che si è rivelata nel corso degli anni una realtà. In questi otto anni da quando è nata Fca non è mai stato rispettato un piano industriale, si sono ceduti diritti consistenti con il contratto specifico di Fca che la Fiom non ha firmato in cambio della piena occupazione (e non siamo in piena occupazione): continuano ad esserci molte ore di cassa integrazione in particolare su Pomigliano e su Mirafiori, ma anche a Pratola Serra”.

Dall’inizio dell’anno sono state fatte diverse ore di cassa integrazione. “Si tratta di una fabbrica che produce sostanzialmente diesel, che sappiano essere una produzione che per i vincoli europei non ha una lunga prospettiva” continua. “Noi pensiamo che in particolare sui motori non ci siano abbastanza investimenti nell’innovazione e sull’ibrido, che guardino al futuro; il diesel è in un calo del mercato, così come tutto l’automotive in Italia. Il Governo intanto, non ha mai chiesto conto all’azienda del piano industriale e non ha mai convocato un tavolo. La Fiom pensa di dover chiedere di più al Governo sul futuro dell’automotive, perchè ci sono 180mila operai in forza a questo settore, anche nel Mezzogiorno, e non si può immaginare di andare avanti senza una prospettiva, e continuare a dare risorse ad Fca- attraverso la cassa integrazione- senza chiedere alcuna certezza” spiega.

Altro tema dirimente affrontato dalla segretaria nazionale è quello di Industria Italiana Autobus. “La vertenza il Governo l’ha ereditata perchè va avanti da lungo tempo. Noi condividiamo alcune cose che ha fatto il Governo, come l’intervento di capitale pubblico che è l’unico modo per rilanciare questa industria, e poi anche perchè fa autobus che è un servizio pubblico e può avere commesse: l’Italia è il Paese che ha il parco auto più vecchio in Europa. Non va bene che il contratto di sviluppo stenti a partire e su questo manca la parte industriale, in quanto il Governo ha stanziato 30 milioni, ma non sappiamo se questi fondi vadano davvero verso l’industrializzazione oppure vanno a pagare i debiti pregressi. Non sappiamo quando si riparte col progetto di industrializzazione, e su questo riserviamo la massima attenzione”.

 

Le cariche della Fiom di Avellino intanto, sono state da poco rinnovate, e le rappresentanze provengono da due grandi aziende della provincia, che sono la Fca di Pratola Serra e la ex Irisbus. Senza contare la nomina di Silvia Curcio e Dario Meninno nella direzione nazionale della Fiom con Landini. “Questo nuovo gruppo dirigente di Avellino sta dando una nuova spinta spinta al sindacato, che ha bisogno di rinnovamento. Anche la scelta di una segreteria che continua ad avere un legame con la fabbrica e con il posto di lavoro è una scelta importante, e pensiamo che ci sia un nuovo entusiasmo che serve alla Fiom in generale”.

La condizione occupazionale e la tenuta sociale della provincia di Avellino presenta non poche criticità. “Qui ho trovato una situazione complicata perchè siamo nel Mezzogiorno, e nelle aree interne le difficoltà si moltiplicano. Non ci sono ancora investimenti pubblici che trainino investimenti privati, e non ci sono le infrastrutture necessarie per far decollare le imprese. In questi anni la differenza fra nord e sud del Paese si è accresciuta, con la mancanza totale di politiche industriali: le aziende a partecipazione statale, le aziende private e le multinazionali che erano venute qui spinte da certe politiche politiche industriali non ci sono più da circa un ventennio (gli imprenditori chiudono i battenti e trasferiscono altrove la produzione), e il Mezzogiorno paga il prezzo più alto, e con il Sud tutto il Paese. Già l’Europa non è sufficiente a concorrere con l’America e con la Cina figuriamoci se può farlo mezza Italia. La situazione è preoccupante, perchè la disoccupazione cresce e le prospettive mancano”.

Il regionalismo differenziato intanto accresce il divario con il Nord. “Il regionalismo differenziato impoverisce tutti, ma siccome in Italia le tasse le pagano per l’85 per cento i lavoratori dipendenti e i pensionati, significa che anche nell’autonomia differenziata, saranno loro a pagare, mentre non si tocca il tema dell’evasione fiscale, e in Italia si registra la più grande evasione fiscale d’Europa, e la Lombardia ha il primato. O si vanno a prendere i soldi dove ci sono, restituendo un’idea di progressività fiscale, oppure non si fanno politiche industriali e c’è un impoverimento totale. L’autonomia differenziata prende sempre ai lavoratori dipendenti e ai pensionati e crea sempre più ingiustizie”.

Il Governo interviene non per sollecitare le imprese, o la qualità degli investimenti, ma solo sul costo del lavoro. Questi temi, oltre alla mancanza della contrattazione uniscono la posizione dei confederali in un unica grande vertenza, che porterà alla mobilitazione. “Su questi temi stiamo trovando dei punti di convergenza importanti insieme alle altre single: l’unità va ricercata su tutti i temi, ed è già successo che Fiom si sia tirata indietro rispetto alla firma della contrattazione con Fca, mentre c’è stata convergenza per la piattaforma Leonardo”.

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