Avellino, sospeso il Dirigente dell’Ispettorato del lavoro arrestato per corruzione. La ‘Capaldo’: false accuse

L'INCHIESTA PER CORRUZIONE, LUNEDÌ C'È IL RIESAME. Sulla presunta estorsione ai danni di lavoratori contestata dagli inquirenti due anni fa c'era stata una interrogazione parlamentare del deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Giancarlo Giordano

È stato sospeso il Capo dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Napoli arrestato dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Avellino giovedì sera. Accusato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con l’Amministratore Delegato di un’importante Società per Azioni irpina operante sul territorio nazionale, è ai domiciliari da giovedì sera.

Secondo la Procura della Repubblica di Avellino che ha avviato l’inchiesta, l’alto funzionario Renato Pingue, all’epoca dei fatti anche Direttore Provinciale del Lavoro F.F. dell’allora Direzione Provinciale del Lavoro, avrebbe ottenuto l’assunzione di un figlio ingegnere presso la Capaldo spa per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, nell’ambito di un procedimento ispettivo di competenza dell’ufficio da lui all’epoca diretto.

Riguardava un appalto per la fornitura di servizi tra due SPA, per questo colpite dal sequestro preventivo; la prima in qualità di committente e la seconda in qualità di appaltatrice. Con la nota azienda di logistica e servizi  “Antonio Capaldo spa” figura nell’inchiesta anche la “Natana.doc”.

Il provvedimento di sequestro preventivo, ha interessato circa 30 conti correnti riconducibili alle due società, richiesto dalla locale Procura per garantire il congelamento dell’importo di circa due milioni di euro quale profitto derivante da condotte ritenute estorsive messe in atto dai due imprenditori in concorso. In particolare dalle indagini emergerebbe che i rappresentanti delle società interessate avrebbero a più riprese esercitato forti pressioni, minacciando finanche il licenziamento, nei confronti di numerosi lavoranti per costringerli a firmare verbali di conciliazione a condizioni estremamente svantaggiose rispetto all’effettivo quantum dovuto approfittando della drammatica situazione occupazionale del territorio.

«FALSE ACCUSE, ERRORE EVIDENTE». I legali della “Antonio Capaldo spa” contestano ogni accusa, dichiarando falsa la ricostruzione dei fatti e respingendo ogni addebito, attendendo l’esito del ricorso al Tribunale del Riesame, che lunedì si pronuncerà sul ricorso contro il sequestro preventivo dei trenta conti correnti per un totale di due milioni di euro e sulla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’indagato.

LE TESI. Le due SPA erano state oggetto di verifica ed accertamento di irregolarità da parte degli ispettori del Lavoro, dipendenti dell’odierno arrestato, che in cambio dell’assunzione del figlio, nel corso del procedimento di accertamento avrebbe dato disposizioni affinché nelle comunicazioni ai lavoratori, che riuniti in cooperative svolgevano servizi in favore delle citate SPA, venissero omesse indispensabili informazioni, obbligatorie ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. 276/2003, e che avrebbero consentito agli stessi di esercitare appieno i loro diritti di rivalersi per spettanze e contributi mai percepiti anche nei confronti delle due SPA in qualità di committente.

SOSPESO L’INDAGATO. Nel frattempo il Direttore nazionale dell’Ispettorato ha sospeso immediatamente cautelarmente l’indagato. «La sottoposizione a misura cautelare del Capo dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Napoli è sintomatica della estrema delicatezza del ruolo rivestito dagli Ispettori del Lavoro», dichiara il direttore dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, Leonardo Alestra, a proposito della vicenda che ha portato agli arresti domiciliari il capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli.«L’Ispettorato non transige su comportamenti che mettono in dubbio l’operato degli ispettori ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria per chiarire la vicenda e appurare la verità dei fatti.  Come previsto dalla legge ho disposto l’avvio dell’iter di sospensione immediata del capo dell’Ispettorato della Campania». Inoltre, si prosegue, «nell’assoluto rispetto e nell’incondizionata fiducia che non può che riporsi nelle determinazioni della Magistratura, va anche considerato che le responsabilità soggettive, nei termini che saranno accertati, non possono in ogni caso tradursi in indiscriminato discredito su una categoria professionale altamente qualificata e quotidianamente impegnata nella silente ed operosa tutela di un bene di primaria rilevanza sociale». In questo senso, «il lavoro degli ispettori, infatti, si svolge sovente in contesti operativi ambientali complessi, problematici ed esposti a varie forme di condizionamenti ed è pertanto costantemente esposto a rischi di diversa natura ed intensità, che vanno dalla violenza fisica ai condizionamenti intimidatori». Pertanto, «la sottoposizione a misura cautelare del capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli è sintomatica della estrema delicatezza del ruolo rivestito dagli Ispettori del Lavoro».

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE. Nel 2016 il depurato di Sinistra Ecologia e Libertà presentò una interrogazione al Governo riprendendo alcune denunce presentate dall’Usb contro la Direzione Territoriale del Lavoro di Avellino. Si parlava di ingerenze del direttore a proposito della attività istituzionale dell’Ufficio, sfociata in alcuni casi di presunti condizionamenti di alcuni funzionari impegnati nell’azione ispettiva.


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