Pd, Russo: gli opportunisti fuori dal partito. Apriamo le porte a Cipriano

E' il messaggio lanciato dall'ex consigliere comunale di Avellino e dirigente di AreaDem, che prova a delineare un nuovo percorso politico per il partito, sulla scia del progetto di Zingaretti.

«Nel Pd è il momento di voltare pagina. Bisogna superare le divisioni interne, ma fare anche chiarezza. Le regole valgono per tutti. Il partito non è un tram, dal quale si sale e si scende quando conviene. Gli opportunisti è meglio che vadano via». E’ il messaggio lanciato da Franco Russo, ex consigliere comunale e dirigente di AreaDem, che prova a delineare un percorso di rilancio dei Democratici e del centrosinistra.

Russo, le elezioni provinciali però hanno dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Pd è abile a fare autogol. Che ne pensa?

«A questa competizione non ha perso Vignola, ma tutto il centro sinistra. Sono prevalse, ancora una volta, ambiguità, trasversalismo e trasformismo in tutta la coalizione, non solo nel Pd o forse sarebbe meglio dire in una componente del partito».

Come mai il copione si ripete?

«Quando la politica non è intesa come impegno civile e servizio alla comunità, a guidare le scelte sono il personalismo ed il carrierismo. Non capisco come ci si possa professare di centrosinistra e poi votare Biancardi come presidente della Provincia, così come non capisco come si possa tenere fuori dal Pd chi crede e vota centrosinistra, come Luca Cipriano ed il suo gruppo».

E’ stata, insomma, un’altra occasione sprecata?

«No, non del tutto. Questa campagna è stata utilissima per la conoscenza del territorio e dei tanti amministratori, che hanno messo in evidenza i problemi del territorio. Un’esperienza particolarmente intensa, soprattutto per Vignola. E’ da qui, dalla questioni concrete, che bisogna ripartire».

A via Tagliamento però restano le divisioni.

«Nel Pd va aperta subito una discussione seria e serena. Ciarcia ritiri il ricorso in tribunale e si avvii un ragionamento politico. Ma, alla luce di quanto accaduto, poi il segretario Di Guglielmo dovrà prendere gli opportuni provvedimenti. Chi è del Pd deve esserlo sempre e non solamente quando serve al proprio tornaconto. Chi è del Pd solo quando gli conviene, solo a fasi alterne, non deve restare nel partito».

A Roma si è aperto il confronto per decidere strategia e segretario nazionale. Condivide la proposta di Zingaretti?

«Sì, sono d’accordo con la linea del governatore del Lazio. Faccio il tifo per lui. Dobbiamo essere un partito inclusivo e ricostruire un campo progressista ampio, coinvolgendo le forze di sinistra e moderate. Soprattutto con questa legge elettorale, da soli non si va da nessuna parte. Occorre recuperare la spinta ideale e rilanciare un’idea di società, fondata sull’equità, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà».

Sulla data del congresso non c’è ancora un accordo.

«E’ opportuno che si celebri prima delle elezioni europee. L’appuntamento non è più rinviabile. Sono molti i nodi politici da sciogliere. Sono convinto, però, che il Pd debba anche aprire un dialogo, con la parte più avveduta e di sinistra del M5S. Abbiamo valori comuni e con una reciproca disponibilità è possibile raggiungere un’intesa sulle cose da fare. Ma è necessario abbassare i toni».

Veniamo alle vicende amministrative della città. Che idea si è fatto?

«Sembra di assistere ad una campagna elettorale permanente dei Cinque Stelle. La giunta comunale, guidata da Ciampi, ha dimostrato di non essere in grado di governare. Sinora non ha prodotto iniziative e provvedimenti amministrativi utili alla città. Al contrario, sono stati commessi errori clamorosi. Un esempio per tutti: lo storico Ferragosto avellinese, per la prima volta dopo tantissimi anni, non si è realizzato. Tutte le promesse elettorali fatte non sono state mantenute. C’è poi un continuo avvelenamento del clima politico con atti di arroganza assoluta, come quello delle “vele”. Andrebbero invece affrontati i problemi concreti della città».

In particolare, quali?

«Vista l’emergenza maltempo che coinvolge tutto il territorio nazionale, chiedo al sindaco che si impegni ad attivare con urgenza, se non è stato già fatto, un controllo a tappeto dei vari corsi d’acqua sia scoperti che tombati che insistono nel nostro territorio.  E poi le questioni inerenti la vivibilità urbana, il disagio sociale, l’efficienza dei servizi».

I problemi finanziari dell’ente sono al centro di una disputa sulle misure da adottare. In che modo andrebbero fronteggiati?

«La giunta punta alla dichiarazione di dissesto. Non penso sia una scelta da compiere con leggerezza. Vanno considerate tutte le conseguenze negative che avrebbe per i cittadini. L’insistenza di Ciampi e dell’assessore al Bilancio, Forgione, nonostante il parere contrario del Ragioniere capo dell’ente, appare più una “vendetta politica”, che una soluzione ai problemi. Non si può dichiarare l’insolvibilità dell’ente, se non vi sono le condizioni previste dalla legge. Bisognerebbe, invece, adottare un piano di risanamento».

La mozione di sfiducia a Ciampi è stata presentata.

«Questa amministrazione deve andare a casa. Non ha fatto nulla per gli Avellinesi. Nessuna possibilità di sostegno indiretto o sottobanco o ancora peggio di giochi trasversali può essere presa in considerazione. Il capogruppo del Pd, Ambrosone, è persona seria e coerente, e sono convinto che il percorso indicato sia quello giusto».