Nuova Irpinia Settimanale | Lo scontro sull'euro visto dall'Irpinia

L’avvicinarsi delle elezioni anticipate, al di là se il 29 luglio o in autunno, ha già innescato nei partiti un processo di riassetto e riposizionamento di dirigenti e rappresentanze istituzionali.

Le conseguenze disastrose provocate dall’esito dell’ultimo voto politico del 4 marzo scorso, con una crisi politica che ha scosso dalle fondamenta gli equilibri nazionali delle istituzioni ed europee della stabilità finanziaria e monetaria, lasciano pensare che il prossimo turno elettorale avrà esiti sensibilmente diversi rispetto a quelli dell’attuale XVII Legislatura.

In particolare, tra gli sconfitti del 4 marzo, soprattutto il Pd ma anche Forza Italia, cresce la consapevolezza del ruolo ad essi attribuito dalla nuova situazione politica in Italia nel contesto continentale.

La messa in discussione dei Trattati fino al punto da non escludere un ripensamento sulla indissolubilità della moneta unica, la collocazione dell’Italia nel contesto atlantico, i dubbi sulla linea nei riguardi di Mosca, con riferimento alla difesa dei confini europei in coincidenza con l’ex Patto di Varsavia e addirittura oltre con l’Ucraina, rendono le forze vincitrici del 4 marzo naturalmente antagoniste di chi ha governato nella Seconda Repubblica, da Silvio Berlusconi fino a Paolo Gentiloni.

I punti cardinali del Novecento, la Destra e la Sinistra, continuano a testimoniare i tratti identitari delle singole forze, ma non bastano più ad aggregare i soggetti politici, quindi a sostenere programmi e a formare classi e gruppi dirigenti.

In questo scenario, si conclama in sede di alleanze un nuovo equilibrio, posto sullo steccato tra unionisti europei atlantisti ed euroscettici non contrari alla Russia putiniana, in luogo dei vecchi blocchi del centrosinistra e del centrodestra.

Curiosamente, ma non troppo, la Legislatura che avrebbe dovuto spingere sull’onda sovranista l’Italia in una orbita più larga e meno condizionata dall’Unione Europea, sta dimostrando la soverchiante spinta gravitazionale di Bruxelles e gli scarsi margini di disimpegno, se non in un quadro estremo di sabotaggio, al momento reso improbabile dall’attenzione americana.

In una provincia tradizionalmente considerata ‘bianca’, come quella avellinese, le rappresentanze moderate si preparano alla riscossa sia nei collegi che nelle circoscrizioni proporzionali.

Nell’area del Centrosinistra si guarda con speranza alla prospettiva di un recupero unitario, simile almeno a quello che vede coalizzarsi su Nello Pizza una vasta pluralità di liste e soggetti politici. Sul fronte del Centrodestra, c’è attesa per comprendere gli sviluppi strategici che il braccio di ferro a distanza tra Salvini e Berlusconi produrrá. Forza Italia e la Lega, uniti sui territori, sono incompatibili tra i banchi del Parlamento Europeo, guidato da un fondatore degli Azzurri, Antonio Tajani, mentre il Carroccio siede con gli antieuropeisti all’opposizione.

Nelle prossime settimane saranno decisive per i futuri assetti irpini le elezioni amministrative, in particolare quelle nel Capoluogo, dove il Centrosinistra formato regionale largo punta a vincere al primo turno. Ma molto conterà anche l’esito del conflitto congressuale in casa Pd, ancora al vaglio della magistratura, dopo il ricorso presentato dall’ex tesoriere Michelangelo Ciarcia.

Nel mirino di Democratici, Popolari e Forzisti ci sono i seggi strappati dagli attuali deputati pentastellati, che a luglio o ad ottobre dovranno fronteggiare una battaglia elettorale ben diversa rispetto a quella di tre mesi fa.