«Sicurezza sismica, in estate il cantiere per il tribunale» Benigni: garantire l’operatività della sede durante i lavori

Intervista al presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino. «Stiamo collaborando con il Comune per limitare i disagi»

Una cittadella giudiziaria. Nuova, con ampio parcheggio e con uffici e aule giudiziarie al sicuro in una struttura attrezzata e antisismica. è il sogno di tutti, avvocati, magistrati, giudici e utenti. Ma per il momento Avellino se la può dimenticare. Non ci sono i soldi e soprattutto non c’è un’ipotesi di delocalizzazione che abbia davvero convinto e messo d’accordo tutte le parti in causa. Le ipotesi di trasferimento del palazzo di giustizia si rincorrono. Ce n’è soprattutto una, in questi ultimi giorni, che è spuntata fuori come ‘alternativa alle alternative’. Del resto questi sono anche i giorni in cui il Comune sta ragionando sul nuovo piano urbanistico, e scartabellando tra zone centrali e periferiche in cui sembra esserci ancora spazio per costruire nuovi palazzi, è emersa una zona in cui fino ad ora nessuno si era ancora spinto pensando al tribunale: in rione Ferrovia. Lo spazio c’è, in abbondanza, e l’operazione costerebbe anche poco. Ma al momento non è nulla di più che un’ipotesi astratta, un progetto nella mente di qualche tecnico comunale, caldeggiata soprattutto nel quartiere. Con un polo intermodale ormai prossimo ad essere completato intorno alla nuova avveniristica stazione riqualificata dalla Rfi (Reti Ferroviarie Italiane). Il terminal connetterà la ferrovia sull’asse Salerno-Benevento (e, prossimamente, Napoli), con i mezzi pubblici su gomma e la nuova metropolitana leggera, garantendo servizi, aree per il parcheggio e la possibilità di una espansione finora impensabile.

Accanto alla stazione, c’è una vasta area destinata a campus per start up e ricerca, che potrebbe effettivamente ospitare anche la cittadella giudiziaria a due passi dagli svincoli autostradali per Salerno e per la Napoli-Bari, ma anche dall’Ofantina bis per l’Alta Irpinia.

“Non c’è nulla di concreto – ci conferma il presidente dell’ordine degli avvocati di Avellino, Fabio Benigni, che da quando è presidente, dal 2012, si è sempre interessato, tra le altre cose, dei problemi inerenti il palazzo di giustizia di Avellino e della sicurezza sismica dell’edificio che ospita gli uffici giudiziari. Allo stato non esiste una soluzione alternativa per trasferire la sede del tribunale. Dobbiamo fare i conti con la realtà, e fino ad ora nessuna ipotesi è risultata percorribile”. Il tema è proprio in questi giorni al centro dell’attenzione. “Ne abbiamo recentemente discusso in sede di commissione manutenzione”, rivela Benigni. Oggi denominata conferenza permanente, è composta dal presidente dell’ordine degli avvocati, dal procuratore capo e dal presidente del tribunale. Si è riunita pochi giorni fa con tutti i responsabili della sicurezza, tecnici che nel corso degli anni si sono succeduti al tribunale di Avellino e che hanno seguito gli interventi che sono stati realizzati a partire dal 1980.  “L’ultima conferenza permanente è stata convocata proprio sui temi della sicurezza ed è emerso un dato chiaro: in attesa di un vero piano di delocalizzazione, dobbiamo pensare a rendere il più sicuro possibile il palazzo in cui lavoriamo oggi, quotidianamente”, spiega. “In passato era stato anche ipotizzato di trovare una sede alternativa per gli uffici giudiziari, ma non è stata trovata una struttura idonea. L’unica alternativa è procedere con questi lavori di rinforzo. Sulla struttura del tribunale ne sono stati già fatti diversi negli anni scorsi, gli ultimi risalgono a sette, otto anni fa, e altri lavori stanno per partire. A questo possiamo pensare oggi”.

Benigni ci tiene a sottolineare anche un altro punto. “Dobbiamo fare chiarezza: una cosa è l’antisismicità, un’altra è l’agibilità. Il nostro palazzo di giustizia è agibile. Noi sappiamo che ci sono edifici che con il sisma dell’80, nonostante fossero stati costruiti poco tempo prima dell’evento calamitoso, sono andati distrutti, mentre altri molto più ‘vecchi’ non hanno subito alcun danno. E noi sappiamo che il tribunale di Avellino è uno di quegli edifici che non hanno riportato grossi danni all’epoca del terremoto”. Quindi la parola d’ordine è stare con i piedi per terra. Anche perché se dovesse andare in porto un progetto di delocalizzazione come quello di rione Ferrovia, per completare le varie fasi, dalla preparazione dell’area alla costruzione degli edifici, passerebbero almeno cinque o sei anni. Al tribunale si riapre il cantiere. Meglio ragionare sul presente, e su questi lavori di rinforzo strutturale che stanno per partire: “Si tratta – ci spiega Benigni – di circa cinque milioni di euro che sono passati dal Comune di Avellino al provveditorato per le opere pubbliche, dopo che la competenza sul palazzo del tribunale è tornata al ministero della Giustizia. E sono soldi vincolati alla realizzazione di lavori di rinforzo antisismico. Piuttosto oggi dovremmo pensare a come realizzare questi lavori, che dovrebbero partire a breve, senza paralizzare l’attività giudiziaria”. Per questa ragione l’ordine degli avvocati sta pensando di affiancare un proprio tecnico  al progettista di questi lavori in modo da organizzarli in maniera tale da non impedire, a cantiere aperto, lo svolgimento delle udienze e il lavoro degli uffici giudiziari. “Il nostro tecnico è l’architetto Antonio Verderosa, che ringrazio per la consulenza che ci offre in maniera gratuita. è lui che, insieme al responsabile della sicurezza Vecchiarelli e ai tecnici del Comune ha già individuato delle soluzioni. Una di queste potrebbe essere quella di realizzare questi lavori per singole zone del tribunale, in modo da creare i minori disagi possibili all’utenza, ai magistrati, al personale amministrativo e a noi avvocati”. Ma facciamo un piccolo passo indietro: è mai possibile che davvero non ci sia una sede alternativa idonea ad ospitare un nuovo palazzo di giustizia? “Purtroppo è così. E se anche ci fossero soluzioni non sarebbero soluzioni praticabili nel breve periodo. Certo, possiamo immaginare una cittadella giudiziaria, ma certamente i tempi per realizzare una tale struttura sono lunghi. Quindi…” Quindi torniamo al punto di prima: dobbiamo tenere un basso profilo e adattare i sogni alla contingenza.

Sicurezza, l’interrogazione del movimento forense. Dopo i recenti fatti calamitosi verificatisi nel Centro Italia l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata sulla sicurezza sismica degli edifici pubblici. Mentre proprio nei giorni scorsi sono scattate con la nuova legge di Bilancio nazionale misure per intervenire sugli immobili privati, in ambito pubblico preoccupa la situazione delle scuole, ma non solo. Di qui, l’intervento del presidente provinciale del Movimento Forense, Gaetano Napolitano che ha chiesto con una lettera aperta pubblicata sulle pagine locali de Il Mattino chiarezza al Comune e al Presidente del Tribunale.

Nel frattempo, come ricordato dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, Benigni, la commissione competente ha già fatto il punto sulla situazione, orientandosi verso “lavori di consolidamento antisismico per una sede che è e resta agibile”.

La scheda: i lavori. L’edificio del tribunale di Avellino è stato costruito negli anni ’60. è facile quindi capire quanto siano necessari degli interventi di manutenzione frequenti e straordinari. I cinque milioni di euro previsti per i nuovi lavori di rinforzo strutturale sono pronti e disponibili. Dal Comune di Avellino sono passati al provveditorato per le opere pubbliche. Saranno probabilmente integrati con altri 700mila euro e interesseranno per la gran parte il piano interrato del tribunale. Una restante quota parte di interventi sarà realizzata nei piani superiori. I cantieri saranno con ogni probabilità fatti partire in estate, in modo da non intralciare eccessivamente i lavori giudiziari, e per singole zone del tribunale. Saranno, si pensa, lavori abbastanza veloci, e quindi potrebbero essere completati anche entro metà settembre 2017, quando, gradualmente, riprenderanno le udienze nelle aule giudiziarie. Sono questi, in estrema sintesi, i risultati dell’incontro che si è tenuto nella stanza del presidente del tribunale di Avellino Michele Rescigno: un incontro della conferenza permanente, presieduta da Rescigno e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il procuratore capo Rosario Cantelmo, rappresentanti del provveditorato alle opere pubbliche di Napoli e vari tecnici responsabili della sicurezza che negli anni hanno seguito le vicende dell’adeguamento sismico del tribunale. Un adeguamento che parte dal 1983, anno in cui il Comune di Avellino affidò una prima progettazione dei lavori di adeguamento all’ingegnere Achille D’Onofrio, all’ingegnere Luigi Tomasone e all’ingegnere Michele Capurso. Una squadra tecnica poi sostituita da quella composta dall’ingegnere Manfredo D’Onofrio, l’ingegnere Mario Tomasone e il professore Renato Sparacio. Ma i lavori non partirono subito, anzi non partirono mai. Oltre 33 anni sono passati e nel frattempo sono stati realizzati solo interventi di piccolo cabotaggio, ma non l’intervento serio e complessivo che si voleva raggiungere inizialmente. Nel 2000 un nuovo finanziamento, da parte del ministero della Giustizia, venne deciso per il palazzo di giustizia di Avellino, per un importo complessivo di dieci miliardi di lire (oggi tramutabili nella cifra, meno altisonante, di 5 milioni di euro). Nel 2001 il Comune trasmise il relativo progetto definitivo al provveditorato per le opere pubbliche di Napoli. Nel 2002 arrivò il parere favorevole al progetto ma non partì nessun cantiere fino a che, nel 2005, il procuratore della Repubblica di allora non comunicò al Comune “l’incompatibilità dei lavori previsti con la svolgimento delle attività all’interno del palazzo.

Il Comune rispose riducendo ulteriormente l’impatto del cantiere sugli utenti del palazzo eliminando dal progetto la costruzione di un piano ammezzato. Venne quindi redatto un nuovo piano, che prevedesse solo i semplici interventi di adeguamento antisismico, progetto poi approvato nel 2006. Ma nel frattempo ci si era resi conto che la tecnologia era intanto progredita, e quindi si decise, nel 2009, di individuare nuove soluzioni progettuali, meno invasive…

Insomma la trafila si è rivelata talmente lunga che nel frattempo altri piccoli interventi, come l’adeguamento del sistema antincendio, sono stati portati a termine, e forse solo oggi quell’originario finanziamento da 10 miliardi di lire (che si è intanto trasformato in 5 milioni di euro) potrebbe finalmente essere speso.